L’INTERVISTA 4 MARIO SALA

«Il governo deve ancora fissare i criteri, poi potremo davvero iniziare a discutere». Mario Sala, presidente della commissione Attività produttive della Regione, è favorevole al nucleare e non è neppure pregiudizialmente contrario a una centrale in Lombardia: «Prima è necessario stendere un piano energetico nazionale, fare chiarezza su pianificazione energetica e approvvigionamento, accordarsi a livello europeo».
Ma la Lombardia ha bisogno di una centrale nucleare?
«Come ha spiegato il presidente Formigoni, non abbiamo questa necessità: siamo autonomi dal punto di vista energetico, anche nei picchi, ovvero nei momenti della giornata e dell’anno in cui i consumi sono al massimo. I dati che dicono il contrario sono vecchi, risalgono a tre anni fa».
Vuol dire che la Regione può tranquillamente fare a meno di una centrale?
«Aspettiamo le mosse del governo. Siamo preoccupati invece che a livello nazionale monti una polemica ideologica di vecchio stampo, che non desideriamo perché su temi di tale rilievo è indispensabile essere tutti d’accordo. Ci mancano solo i comitati anti nucleare! e poi in un momento in cui la questione non è all’ordine del giorno».
Perché sostiene non è all’ordine del giorno? Si parla già del sito sul Po e delle possibili aziende coinvolte.
«Queste cose non si decidono in ambito regionale. Il primo passaggio è che il governo apra un tavolo con tutte le Regioni: i passaggi operativi e la scelta del sito sono ancora lontani. Non sono cose che si possano decidere in fretta».
Ma a lei piacerebbe una centrale in Lombardia?
«Sono favorevole al progetto, anche se la Lombardia non ne ha bisogno, perché l’energia da noi ha un prezzo molto elevato, insieme alla manodopera è l’unico costo incomprimibile e tutto ciò che serve a ridurre i costi per le imprese è positivo. Se poi la centrale è in Emilia, va bene lo stesso».
La reazione istintiva dei cittadini è di timore. Crede che i problemi di sicurezza siano del tutto superati?
«Le condizioni di sicurezza sono incomparabilmente superiori a quelle di qualche decina di anni fa e anche alla situazione del 1987, quando gli italiani con il referendum avevano deciso l’abbandono del nucleare. Chi era contrario allora, adesso può tranquillamente rivedere la propria posizione. Le centrali di nuova generazione sono molto sicure».
Quali ricadute positive potrebbero aspettarsi i lombardi da un’eventuale centrale sul Po?
«Avere energia pulita a un costo più basso non può che sostenere i livelli occupazionali. Sono appena usciti i dati dell’Istat: duecentocinquantamila persone sono in cerca di occupazione. Non sono poche, anche se la tendenza fa notare qualche miglioramento».
Nessuna perplessità dal punto di vista ambientale?
«Mettendo sul piatto tutto e cioè la maggior sicurezza, la competitività per le imprese, l’affrancamento dalla dipendenza energetica costosa per le nostre aziende e la problematica ambientale, considerando tutti i fattori la ritengo una soluzione assolutamente praticabile per il futuro. Certo, visto come viaggia veloce il mondo, il futuro è molto vicino»