L’INTERVISTA 4 RICCARDO RADICE

Riccardo Radice è vicepresidente e direttore marketing di Sessa Marine. Insieme con il fratello Massimo, amministratore delegato, la madre Raffaella Braga-Radice, e la sorella Francesca (vice presidente Ucina), gestisce la storica azienda di famiglia di Cividate al Piano (Bergamo). Fondata nel 1958, Sessa passa dallo stampaggio di materie plastiche all’applicazione della resina poliestere rinforzata con il vetro. Dieci anni più tardi (1968) debutta nel settore nautico con le prime imbarcazioni.
«Popolare» è bello. Per Sessa Marine è proprio così?
«Noi costruiamo le utilitarie del mare... Facciamo barche dai 20mila euro ai 2 milioni, un gamma molto varia. A Genova abbiamo presentato cinque novità. E a Genova chi cerca l’“utilitaria” passa da noi. Abbiamo sempre lo stand pieno. In particolare quest’anno abbiamo avuto un aumento di registrazioni, ma un calo del pubblico dei cosiddetti curiosi».
In giro c’è aria di cauto ottimismo.
«In questo momento non sono in grado di quantificare, ma in termini di contratti, sul mercato domestico abbiamo registrato un calo sul 2009. È sempre una questione di portafoglio. Di questi tempi chi ha i soldi non li spende perché non c’è fiducia, c’è una crisi politica, c’è incertezza. Senza dimenticare la questione fiscale. Di contro stiamo perfezionando contratti con Paesi come Turchia, Messico, Usa e Russia, vale a dire le aree in cui si tratta in dollari. Come sempre è una questione di competitività».
Quindi euro causa di tutti i mali...
«Se oggi potessimo lavorare con la parità euro-dollaro la nostra competitività sarebbe più forte di almeno il 35%. Probabilmente ci sarebbe più occupazione. E questo non vale solo per le barche».
Quali i correttivi?
«Quello che stiamo vivendo in questo periodo è folle. Stiamo pagando una politica monetaria drogata, direi malata. Probabilmente è gestita da menti finanziarie, non industriali, non di mercato. Il prezzo che paghiamo è altissimo. E non ci fa crescere. Leggo e sento dire nei dibattiti che in Italia siamo incapaci di fare gruppo, non siamo forti e competitivi a livello internazionale. A mio avviso sono solo boutade. La vera palla al piede è la moneta. Con la parità euro-dollaro i nostri prodotti invaderebbero il mondo. E avremmo il problema di andare a cercare forza lavoro. Altro che cassa integrazione».
Alleanze in vista?
«Abbiamo partecipato per la prima volta al salone di San Paolo e in quella occasione abbiamo valutato la possibilità di costruire i nostri prodotti anche in Brasile. Credo che a breve firmeremo un accordo con una realtà produttiva locale».