L’INTERVISTA 4 ROBERTO CASTELLI

«Se qualcuno ha dei dubbi, ho una foto scattata ad Anversa, dove c’è una centrale nucleare nel pieno della città». Roberto Castelli, viceministro alle Infrastrutture è favorevole al nucleare e anche all’ipotesi che sia la Lombardia ad accogliere le prime centrali: «Sarebbe assurdo dire: sì al nucleare, ma da un’altra parte».
Nessun dubbio sull’opportunità di una centrale in Lombardia?
«Vorrei fare un discorso più ampio e parlare di Caorso, che da un punto di vista geografico è in Emilia ma da un punto di vista strategico e ambientale la Lombardia. Io la considero padana e lombarda a tutti gli effetti. Abbiamo un programma di nuove centrali che potrebbe far vedere i suoi effetti pratici nei prossimi quindici anni, invece Caorso potrebbe entrare in funzione nel giro di quattro anni, dopo le verifiche tecniche, perché la sicurezza è al primo posto».
Si discute di centrali di terza o quarta generazione. Caorso non è obsoleta?
«Caorso è simile alle centrali tedesche o americane a cui è stata data la concessione per altri venti anni di vita. È un’occasione irripetibile perché c’è già il gestore per la produzione di energia elettrica e le aziende interessate a rimetterla in piedi. Sarebbe una palestra preziosissima per ingegneri e imprese italiane, per prepararsi alle future altre centrali. Abbiamo quest’occasione, se la classe politica e la società civile la vogliono cogliere».
In realtà i dubbi sono stati sollevati dall’opposizione ma anche dalla Lega.
«La Lega già nel 2008 aveva fatto un dibattito molto approfondito nel partito e preso la decisione, con l’assenso del segretario federale Bossi, che il nucleare va rilanciato. Sarebbe assurdo dire: sì, ma lo facciamo da un’altra parte. I Comuni che ospiteranno le centrali avranno grandissimi vantaggi di natura economica: godranno del gettito delle centrali. Quando i Comuni vicini vedranno che diventano ricchi, e avranno parchi, scuole, palestre, le vorranno anche loro».
Come si spiega la diffidenza dell’opinione pubblica lombarda?
«Negli anni passati c’era la psicosi contro il nucleare perché tutti pensavano alla bomba atomica. È la stessa psicosi che c’era con l’Alta velocità. Adesso al ministero siamo in difficoltà perché la vogliono tutti, ma non possiamo concederla rapidamente perché richiede tempi lunghi di costruzione e costa. Tornanso al nucleare, ricordo che qualche anno fa facevo footing vicino Los Angeles passando accanto a una bellissima centrale pitturata di azzurro con su le balene. Negli ultimi 50 anni petrolio e carbone hanno causato migliaia di morti e disgrazie ambientali enormi, incomparabilmente superiori a quanto accaduto con il nucleare»
E in Lombardia quale potrebbe essere il sito adatto? Si parla del bacino del Po ma anche di Ispra e del Comasco...
«In Lombardia i siti sono inevitabilmente vicini al Po, perché c’è bisogno di molta acqua per il raffreddamento. Sui laghi, che hanno forte vocazione turistica, non vedrei bene quelle grandi torri di raffreddamento. Infatti le centrali sono state costruite a Trino e Caorso, Ispra era un reattore sperimentale, di bassissima potenza».
E le energie rinnovabili?
«Vanno perseguite, non c’è il minimo dubbio. Ma anche nei Paesi dove sono molto avanzate come in Germania, non arrivano al 20 per cento del totale. Ora dipendiamo da fonti energetiche straniere e siamo appesi alle decisioni degli altri, sia per il petrolio, che non abbiamo, che per il gas».
Ha come obiettivo l’autonomia energetica?
«Per dirla con una battuta, puntiamo al federalismo energetico. Non vorrei che domani la Lombardia fa la centrale e poi l’energia a basso costo se la godono altrove: deve servire per le nostre imprese».