L’INTERVISTA 4 ROBERTO FORMIGONI

Il tempo? È già scaduto. «Serve un bagno di democrazia, subito». Non è più il momento delle analisi per Roberto Formigoni. Il governatore non ha bisogno che sia la Lega a parlare di «sberle». «Abbiamo preso una scoppola terribile alle elezioni e nessuno lo dimentichi - scandisce -. La strada è quella indicata a Roma, chi pensa di guadagnare tempo lo sta solo perdendo». Dopo l’acclamazione di Angelino Alfano come segretario nazionale, il governatore chiede primarie subito a tutti i livelli. «Si possono fare in 15 giorni, ma per me è inaccettabile andare oltre il 15 settembre».
Quindi in Lombardia si deve fare il bis della «pax romana»?
«La pace è necessaria ma non basta più. Ricordo a tutti che in Lombardia abbiamo perso due Province e in 12 dei 15 Comuni maggiori. Le divisioni sono inaccettabili ma il richiamo all’unità non basta più. In politica servono gesti forti».
Quali
«Due risposte. Una sul piano delle politiche. Il nostro elettorato ci ha detto che non ce la fa più. Partite Iva, artigiani, famiglie, casalinghe. Dobbiamo cambiare le politiche economiche e fiscali. La seconda risposta è organizzativa».
In cosa consiste?
«Voglio dirlo a voce altissima. Potere al popolo, potere alla base, basta con i nominati. Questo partito ha 3 anni e non ha mai fatto un congresso, né nazionale né locale. Ci hanno voltato le spalle anche i nostri, la gente si è stufata di essere presa in giro. Ci vuole un segretario comunale, provinciale e regionale del Pdl».
Eletto quando, e come?
«Con le primarie, da organizzare il prima possibile. Io dico entro luglio. Tanti se ne sono già andati, siamo già nella condizione di chi rincorre. Luglio è troppo presto? Allora scegliamo una domenica entro il 15 settembre e lanciamole in pompa magna».
Con quali criteri?
«Partecipano gli iscritti, ma io dico: lasciamo la possibilità di iscriversi entro il venerdì precedente, con una quota bassa, 5-6-7 euro, per facilitare una maggior partecipazione. Diamo al partito 2 giorni di tempo per verificare la serietà degli iscritti eccetera. Poi tutti nelle sedi, nei gazebo, a votare. Un bagno di democrazia».
Ma primarie vuol dire anche scelta dei candidati per le elezioni. All’americana. La parola ormai è ambivalente in Italia...
«È vero, la parola oggi indica partecipazione. Allora chiamiamo queste elezioni dirette del segretario».
E quando invece si dovrà scegliere il candidato per le elezioni locali?
«Stesso metodo, ma aperto a tutti i cittadini, non solo iscritti, con un documento di valori da firmare e una quota ancor più ridotta per partecipare».
Settembre vuol dire che lei sta avvertendo il suo partito che non è disposto a farsi coinvolgere in quello che considererebbe, altrimenti, un declino inevitabile?
«Assolutamente sì, io avverto il mio partito ma so che la maggioranza è d’accordo con me. Ci sono i temporeggiatori, ma a loro dico: “Guai a voi”, è da irresponsabili temporeggiare, un declino è inaccettabile».
Il Pdl si istituzionalizza?
«Esattamente. Cambia pelle, prima si reggeva solo sul carisma, ora diventa un partito. Voglio dire agli amici che temporeggiano: “Berlusconi non ha aspettato un giorno e si è messo in discussione. E voi cosa volete aspettare?”».
Vuol prendere il meglio dei partiti della prima Repubblica?
«La Prima repubblica aveva riti, liturgie e tempi diversi. Oggi tutto è cambiato ed è più veloce».
Ma il partito avrà un rapporto dialettico con i suoi uomini nelle amministrazioni?
«Dialogo e dialettica. Il partito deve parlare con la società, non coincide con chi amministra. Ci sarà un confronto. C’è sempre stato qui».
Alla luce di tutto questo, le polemiche interne al Pdl locale...
«...Sono spazzate via. Io dico che le sensibilità diverse sono legittime, che bisogna includere tutti e che ciascuno deve sacrificare qualcosa per il bene comune. Ma io non mi attardo in divisioni e polemiche che saranno spazzate via da un bagno di democrazia».