L’INTERVISTA 4 SOPHIE SANDOLO

Ai più importanti bivi della vita non c’è mai segnaletica. Ieri lo scriveva Ernest Hemingway, oggi lo sottolinea con l’evidenziatore Sophie Sandolo, la proette italo-francese che due anni fa in quell'incrocio esistenziale si è trovata e quasi persa. Una seria discopatia alla schiena, una persistente tendinite a entrambe le spalle e, voilà, nel 2008 il golf giocato all'improvviso era diventato un ricordo seppiato, tanto pareva lontana la possibilità di tornare a essere competitiva sui green. «All'epoca non avevo la certezza - racconta una Sophie ormai ristabilitasi- di poter guarire al cento per cento e quindi di poter tornare a gareggiare. All'improvviso la possibilità di continuare a essere una professionista era diventata una chimera e dunque ho dovuto cominciare a immaginare una nuova carriera che, possibilmente, fosse lontana dal mondo del golf».
Perché questa scelta?
«Perché era terribilmente frustrante vedere gli altri giocare. Nel contempo però avevo una grande nostalgia per il mio lavoro, per l'adrenalina che mi dava la competizione e quindi ho vissuto momenti di grande confusione e incertezza. Alla fine ho pensato che scrivere un libro di golf nel quale trasmettere tutta la mia passione per questo sport, potesse essere un'ottima soluzione».
E così è stato?
«Decisamente! Anzi, si è rivelato addirittura terapeutico».
Quando sarà nelle librerie?
«Direi a dicembre, anche se non è stato ancora deciso il titolo. Posso solo dire che si tratta di un manuale di avvicinamento, anzi, di persuasione, per chi ancora non conosce il golf ma ne è comunque incuriosito».
Nel frattempo, mentre scrivevi il libro, i tuoi problemi fisici sono stati superati e sei tornata a giocare. Com'è andata questa stagione di rientro?
«Molto bene. Sono davvero soddisfatta: nonostante fossi stata lontana dalle gare da così tanto tempo e potessi dunque giocare solo con degli inviti, sono riuscita a conquistare la carta per il Ladies European Tour dell'anno prossimo (è cinquantunesima nell'ordine di merito, ndr). Finalmente nel 2011 potrò tornare a competere a pieno titolo e per questo devo dire grazie anche al mio coach Adriano Mori che mi è stato vicino fin dall'inizio».
Questi diciotto mesi di lontananza dallo sport e dunque di sofferenza come ti hanno cambiata ed, eventualmente, cosa ti hanno insegnato?
«Vedo la vita con un'ottica diversa: so che tutto può finire da un momento all'altro. Ho imparato a ricercare il giusto equilibrio che, per me, ora non significa più vivere con rigidità e rigore in una sola direzione, con la paura di sbagliare, ma è un'armonia, un ritmo in costante movimento, che non genera divisioni e che contempla tutti i settori della vita».
Quindi dobbiamo dire addio alla Sophie dei calendari?
«Direi proprio di si, anche se non rinnego nulla di quello che ho fatto, anzi. Ero giovane e avevo bisogno di visibilità. Ma oggi la Sophie delle foto non rispecchia più la persona che sono realmente: non mi ci ritrovo. D'altronde è normale: nella vita si cambia e si evolve».
Dunque oggi, tra la partecipazione, per esempio, a un reality e la vittoria in un Open, cosa sceglieresti?
«Sicuramente l'Open».
E tra un Open e il matrimonio?
«Mah… Siccome in questo momento sono molto innamorata… tutti e due, si può?».