L’INTERVISTA 4 SOUAD SBAI

Il presidente della Commissione Esteri del Parlamento iraniano, il signor Alaeddin Boroujerdi, arriva oggi a Roma in visita ufficiale, mentre a Teheran polizia e pasdaran sparano sugli studenti in piazza. Che cosa bisognerà dire, al signor Boroujerdi?
«Che dovrebbe vergognarsi. Lui, il suo presidente Ahmadinejad, e tutta la cricca al potere in Iran».
Già il nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini, minaccia di essere piuttosto ruvido, sul punto. Dice che confermerà, davanti a questo non graditissimo ospite, il sostegno dell’Italia alle «legittime aspirazioni del popolo iraniano che chiede l'esercizio dei diritti fondamentali».
«Frattini ha detto bene. Ma non basta. La comunità internazionale dovrebbe mettere il governo di Teheran con le spalle al muro».
Al telefono, la voce di Souad Sbai, deputata del Pdl, portavoce delle donne marocchine e nemica di ogni fondamentalismo, arriva come un torrente in piena. «Il dialogo è una bella cosa, ma ci sono momenti in cui bisogna mettere i puntini sulle i. E questo è uno di quei momenti», dice con foga.
Strana, in questo momento, la prudenza reticente degli Stati Uniti. Burbanzosi col vecchio alleato Mubarak, trattato come un anziano, scomodo cameriere. Epperò titubanti davanti alla repressione sanguinosa di Ahmadinejad…
«Obama sta mettendo la testa nella sabbia. Un atteggiamento che francamente non si capisce e non si può condividere. Limitarsi, come sta facendo Obama a chiedere, ad auspicare, mi pare un po' poco, in un momento in cui il Parlamento iraniano invoca la pena di morte per i leader dell'opposizione Mehdi Kharroubi e Mir Hossein Moussavi».
Kharroubi e Moussavi corrono rischi veri?
«Come no! Tutti i giorni, in Iran, scompare un sacco di gente. E loro due sono nel mirino da tanto tempo. Quello di Ahmadinejad è un governo di assassini, di talebani assassini. Perché i veri talebani stanno a Teheran, non a Kabul; non dimentichiamolo. E non dimentichiamoci neppure che se oggi l'Iran è rinchiuso nel carcere talebano, il merito è degli Stati Uniti…».
Nel senso?
«Nel senso che l'ayatollah Khomeini tornò a Teheran, allungando i suoi artigli sul potere, col beneplacito degli Usa. O ce lo vogliamo dimenticare?».
C'è qualcosa che le associazioni di oppositori iraniani basate in Italia possono chiedere al ministro Frattini?
«Lo chiedo io, nel loro nome. Chiedo che una delegazione dei dissidenti, di coloro che da trent'anni si battono per i diritti degli uomini e delle donne in Iran sia ricevuta alla Farnesina. Quanto a Frattini, mi aspetto che tenga con Ahmadinejad lo stesso atteggiamento che ha avuto con Mubarak».