L’INTERVISTA 4 STEFANIA CRAXI

Stefania Craxi, lei e Chiara Moroni avete una storia in comune, purtroppo.
«Siamo entrambe figlie di vittime, questo abbiamo in comune».
Quando Sergio Moroni si uccise, suo padre Bettino puntò il dito sui magistrati: «Hanno creato un clima infame» disse.
«Sergio fece un gesto disperato e coraggioso, con la più lucida denuncia dell’uso politico della giustizia che si fece negli anni di Tangentopoli».
Adesso Chiara lascia il Pdl, con un durissimo j’accuse in parlamento.
«Sono rabbrividita a sentirle dire quelle cose. La ragazza contraddice se stessa».
Era molto determinata. Puntando il dito contro la fiducia al sottosegretario Giacomo Caliendo, ha citato proprio il padre, dicendo che «garantismo non è giustificazionismo».
«Ecco, e io non capisco perché non abbia votato direttamente con l’Italia dei valori. Lo sa che undici anni dopo i coimputati di suo padre sono stati assolti? Probabilmente anche Sergio lo sarebbe stato».
Sono passati 18 anni, però.
«Ma non è cambiato nulla».
La Moroni dice di sì. Dice che oggi non c’è il clima da caccia alle streghe e che Caliendo è «pienamente tutelato dalle garanzie democratiche».
«Se così fosse, Gianfranco Fini non avrebbe potuto dire che gli indagati si devono dimettere. Capisce? Per questa gente basta il sospetto!».
«Trasformano un avviso di garanzia in una preventiva sentenza di condanna» denunciò Moroni nell’ultima lettera all’allora presidente della Camera, Giorgio Napolitano.
«Vede, io di Fini non mi stupisco, perché viene da una cultura fascista e giustizialista. Ma nessuno meglio di Chiara dovrebbe sapere che non si può avere fiducia in questa giustizia».
L’inchiesta sulla P3...
«Ma smettiamola! L’unica P-qualcosa qui è quella di certi magistrati che pretendono il potere, e la verità è che lo Stato democratico si deve difendere da loro».
Difendere. Non sarà un’affermazione un tantino esagerata? Se c’è un’inchiesta è perché ci sono elementi su cui indagare.
«Ma non si può pretendere che persone solo sfiorate dal sospetto si dimettano! La verità è che certa magistratura sconfina in campi non suoi».
Spetta alla magistratura fa rispettare la legalità.
«Ma non spetta alla magistratura bonificare la società, ripulire i partiti, farsi classe dirigente oppure selezionarla, la classe dirigente».
Rovesciare l’Italia come un calzino, si diceva ai tempi di Tangentopoli...
«Appunto. Questa repubblica giudiziaria continua da allora. La sola cosa che è cambiata è che gli italiani hanno aperto gli occhi. Per il resto, c’è lo stesso scontro fra la maggioranza democraticamente eletta e gente che ha vinto un concorso, fra la sovranità popolare e la magistratura che pretende il potere».
La Moroni lascia il Pdl denunciandone la «libertà condizionata».
«Io da socialista e riformista faccio parte del Pdl, e nel Pdl porto avanti battaglie di giustizia e verità, a volte anche in difformità con la linea del partito, in totale libertà».
La Moroni passa con Fini, e aggiunge che è lì, in Futuro e libertà per l’Italia, che spera di trovare una nuova identità socialista.
«Con Fini».
Sì.
«La vedo difficile. Sa cosa credo?»
Cosa crede?
«Che Chiara abbia avuto motivazioni personali per lasciare il Pdl, nelle quali non voglio entrare. Ma che, soprattutto, sia stata strumentalizzata contro di noi».