L’INTERVISTA

Gli chiedi «Ma lei si chiama davvero Rocco Barocco?» e lui serissimo: «E come se no? Giuseppe Chissacosa?». Dopo scoppia nella tipica risata spontanea di chi fa le cose seriamente senza prendersi troppo sul serio. Nato a Napoli da padre napoletano e madre di Pozzuoli, cresciuto a Ischia con scuole a Procida e qualche fuga a Capri per rimirare quell'angolo di paradiso davanti ai Faraglioni dove un bel giorno avrebbe costruito la sua villa, lo stilista è appena tornato da Abu Dhabi e Dubai, due località in cui il suo marchio ha molto successo.
Come stanno andando le cose dopo due anni di crisi dura?
«I momenti sono complicati per tutti, noi però abbiamo una bella distribuzione capillare e facciamo tante linee senza comunque disperdere i valori del marchio».
In pratica cosa fate?
«C'è il prét à porter femminile che sfila a Milano e ha un preciso target di clientela. Poi abbiamo le linee jeans, maglieria, gli accessori che vanno benissimo, le collezioni bambino e adesso rilanceremo la moda uomo probabilmente a Firenze con una formula diversa dalla sfilata».
Perché non le piacciono le sfilate maschili?
«M'annoiano questi bisonti che vanno su e giù sulla passerella e sono sempre meno credibili. All'uomo, specie d'estate, servono poche cose di buon gusto, sempre quelle, un'eleganza naturale, rilassata, un po' di colore perché fa subito allegria, meglio pullover e camicia che non completo intero, delle belle scarpe».
Sembra un'immagine tradizionale...
«Ma io amo le tradizioni. In tanti anni ho capito che la vera moda procede per piccoli cambiamenti. Serve a far star bene la gente, non a divertire lo stilista».
Come ha iniziato?
«Da ragazzo mi han mandato alla scuola navale di Procida, una noia mortale. Così sono tornato a casa a Ischia e ho cominciato a lavorare come fattorino nei negozi più belli dell'isola: prima Filippa, poi Rino. Andavo a consegnare quella che all'epoca era la divisa delle villeggianti: camicia tagliata a sacchetto e pantaloni di shantung stretch con la staffa che s'infilava in una specie di stivaletto alla Peter Pan nello stesso materiale. Così mi son trovato davanti a donne fantastiche tipo Miriam Blu, Maria Callas, Anna Magnani oppure Gianna Maria Canale. Le guardavo, immaginavo il loro guardaroba, tornavo a casa e buttavo giù dei disegni. Poi glieli facevo vedere e i loro complimenti mi hanno dato la forza di partire».
In che anno siamo?
«Che domanda antipatica...»
Però inevitabile...
«Siamo nel '66. Le sfilate si facevano ancora a Firenze, nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, ma la capitale dell'alta moda era Roma con nomi come Schubert, Forquet, Capucci, Fabiani, Irene Galitzine e le Sorelle Fontana. Appena arrivato nella città eterna sono andato a lavorare nell'atelier di Monsieur Gilles Stenglè e di Patrick de Barentzen. Mi pareva di essere in un film. Tempo due anni e apro la mia griffe».
Il suo segreto?
«Nessuno sa fare i vestiti di jersey drappeggiati come li faccio io. Stanno bene a tutte. Occupano poco posto in valigia, non si sciupano e basta un bel gioiello per fare subito un figurone. Ormai li fanno tutti, ma io ho lanciato la moda almeno 35 anni fa, quando ho aperto la sede romana affacciata su piazza di Spagna».
Se non ha una bella vista fuori dalle finestre non si sente a suo agio?
«Verissimo. Un anno fa ho comprato un vecchio edificio pieno di charme a Sant'Angelo d'Ischia. Sto trasformandolo in un lussuoso resort: 10 suite in tutto. Per me sarà sempre prenotata quella all'ultimo piano con la piscina sulla terrazza».
A Roma dove abita?
«All'hotel d'Inghilterra. Mi piace abitare in albergo nelle grandi città. L'unico posto dove ho casa è Capri oltre a Napoli, la dimora di famiglia».
E presto Ischia con il nuovo resort…
«Ma quello sarà un business. Lanceremo anche una linea di bellezza maschile con le acque termali dell'isola. Vedrà che successo»
Perché solo maschile?
«Le donne hanno già tante cose, perché dovrebbero venire a prendere le mie? E poi penso sia l'ora dell'uomo. Si riscopre il modello della natura dove il pavone maschio è bello e coloratissimo, mentre la femmina è tutta un po' tristanzuola». Ha ragione, anche il fagiano è bellissimo, le fagianelle sono bruttine ma più veloci...
«Guardi che io stavo scherzando. Penso davvero che non sia bello ciò che è bello, ma solo quello che piace. A me piace tanto Penelope Cruz. Mannaggia, per un pelo non ha posato per la mia pubblicità».