L’INTERVISTA 4MASSIMO CORSARO

«Dove sarò alle 18,30? A lavorare. A fare il commercialista».
Onorevole Massimo Corsaro, a Milano arriva Gianfranco Fini.
«L’ennesima tappa di un giro d’Italia, fatto facendo finta di muoversi come istituzione, in realtà cercando adepti per il suo nuovo partito politico».
Che fa? Rosica?
«No, assolutamente. Dico solo che è grave fare un road show fingendo di muoversi nel ruolo istituzionale, in realtà a caccia di adepti per il suo movimento».
Non stavate facendo la pace?
«Gravissimo. Un fatto che non ha precedenti nella storia istituzionale e politica. Ma con lui siamo ormai abituati».
Paura che al Derby Fini oggi faccia il pieno?
«Non portava nessuno in piazza prima, da leader di An, figuriamoci se ci spaventa oggi. E lo dico sereno, senza nessun rancore. Un dato di fatto».
E qual è il dato di fatto?
«Che Fini a Milano non ha mai rappresentato un valore aggiunto. Per la destra prima e per il centrodestra poi».
E perché?
«Perché non ha mai avuto nessuna forma di sensibilità per le istanze dei lombardi. Li ha sempre considerati dei barbari trinariciuti».
E voi colonnelli perché non glielo dicevate?
«Faceva spallucce. Fini è sempre stato un politico di stampo vetero-assistenziale che non poteva capire e ascoltare le istanze politiche e sociali del Nord».
Ma oggi da «futurista» sembra avere un buon successo.
«Da leader di Futuro e libertà si sta allontanando dal Pdl sempre rimarcando temi che al Nord non si considerano essenziali. Anzi casomai ostili».
Tipo?
«Il voto agli immigrati, l’abbassamento della guardia contro gli extracomunitari irregolari, le coppie di fatto, la fecondazione assistita, i temi etici».
Non sembrano poi argomenti così incomprensibili.
«Nessun interesse alla sburocratizzazione, a una maggior libertà per gli imprenditori. Adesso addirittura dichiara che vuole altre tasse per le rendite finanziarie».
Non è il solo.
«No. Lo chiedeva un comunista come Fausto Bertinotti. Che, infatti, dovette anche litigare con Romano Prodi, presidente del Consiglio».
E il Nord cosa chiede?
«Non prebende, ma solo di poter lavorare liberamente».
Prima Manfredi Palmeri ora Tiziana Maiolo. Cominciano a essere in molti a passare.
«Quello di Fini è un partito nato esclusivamente per odio verso Berlusconi. Ovvio che qualcuno sia tentato».
Ovvio perché?
«Qualche tenente, dico tenente e non generale, senza esercito. Gli scontenti, quelli che credono di essere bravi, ma di non avere nel Pdl lo spazio che meritano».
Non c’è nulla di male.
«L’adesione etica e culturale è un’altra cosa. Qui si tratta solo di trovare uno strumento per dar spazio alle proprie ambizioni».
Il presidente del consiglio Palmeri?
«Il suo dissidio con il sindaco era ormai insanabile. Ha capito che nel futuro in Comune non c’era più posto per lui».
Ci sarà anche chi ci crede.
«In bocca al lupo. Ma non credo andranno lontano».