L’INTERVISTA ALBERTO BOMBASSEI

«Concettualmente la decisione annunciata dal ministro Scajola non fa una grinza. Sarebbe però opportuno che interventi del genere venissero presi a livello europeo, e non come nel 2009 quando, in Europa, ogni Paesi ha fatto a modo suo, creando dannosi disallineamenti nei prezzi finali». Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria e presidente di Brembo, esponente autorevole della filiera italiana legata all’auto, non ha dubbi: «Ora l’Europa dimostri veramente di essere una Unione, e il problema legato all’industria dell’auto rappresenta l’occasione per percorrere una volta per tutte questa strada».
Fiducioso che sarà raggiunto questo obiettivo?
«Ho qualche dubbio che si arrivi a questo, come auspicato da Scajola e dall’eurocommissario Tajani, ma sperare è lecito».
Che cosa intende per aiuti ai settori?
«Il concetto di aiuto dovrebbe riguardare rigorosamente la tutela del maggior numero dei posti di lavoro. E poi decisioni in merito devono essere prese il più rapidamente possibile, senza tergiversare. L’incertezza che da settimane regnava sul tema incentivi ha determinato il crollo dei consumi. E i danni si toccano con mano».
A tremare, ora, sono soprattutto i concessionari nonché le pmi legate al settore.
«Gli aiuti del 2009 non sono andati alle aziende, bensì ai consumatori. A gravitare attorno il sistema-auto non è solo la Fiat, ma un intero settore che a conti fatti tocca il milione di addetti. In difficoltà, quindi, va una grossa fetta del sistema produttivo del Paese. Come Confindustria abbiamo chiesto che siano aiutati tutti i comparti dove è presente un elevato impiego di manodopera».
Tra i tanti rimproveri fatti a Fiat, c’è il braccio di ferro, poi vinto, sulla mobilità per 2mila colletti bianchi nel 2007.
«Qualche eccezione c’è sempre. Ma se guardiamo settori come quello aereo, gli aiuti in questo senso non sono mancati. Come non può essere considerata un aiuto, poi, la volontà di investire al Sud».
Quanto ha contato l’uscita di Marchionne sugli incentivi? In pratica ha detto che la Fiat non ne ha bisogno.
«Ritengo sia stato uno sfogo, dopo che un po’ tutti sono intervenuti sul caso Termini Imerese, pensando che un gruppo industriale potesse chiudere gli occhi davanti alla realtà: cioè che una determinata produzione è in continua perdita».
E i sindacati, che hanno vinto la battaglia anti-incentivi, come reagiranno quando il calo delle vendite costringerà la Fiat, e non solo, a ricorrere massicciamente alla cassa integrazione?
«Bonanni, della Cisl, ha auspicato che l’Europa agisca di conseguenza attraverso una decisione uguale per tutti».
Le case automobilistiche estere presenti in Italia l’hanno presa molto male.
«Guardando alla proporzione del mercato, direi che sono arrabbiati 7 volte gli stranieri e tre volte gli italiani. L’importante è che gli aiuti che verranno dati a livello europeo, non siano mascherati da sostegni all’innovazione. È questo il rischio che si corre».