L’INTERVISTA ANDREA BISICCHIA

E ra il 1978 e a Milano il teatro viveva ancora in un clima di mobilitazione permanente. Dieci anni dopo il '68 gli spazi scenici si erano moltiplicati, le compagnie si erano riorganizzate in cooperative, il pubblico non sembrava affatto stanco di assistere a spettacoli sperimentali. Nel 1978, presso l'editore Mursia, usciva «Il teatro a Milano 1968-1978. Il Pier Lombardo e altri spazi alternativi», un saggio in cui Andrea Bisicchia tentava una prima storicizzazione della situazione post-sessantottina. Il libro venne letto da Franco Parenti e Andrée Ruth Shammah, i fondatori della Cooperativa Pier Lombardo, che contattarono subito l'autore per proporgli di collaborare al loro progetto di ricerca teatrale.
Oggi Andrea Bisicchia insegna Metodologia e critica dello spettacolo all'Università di Parma e dirige il Centro studi e comunicazione del Teatro Franco Parenti, l'ex Salone Pier Lombardo. A più di 30 anni dall'uscita di quel libro, pubblica presso UTET «Fenomenologia teatrale e fenomenologia economica. I diversi saperi per progettare teatro», un testo in cui si domanda «fino a che punto un teatro può considerarsi un'azienda essendo nel contempo un servizio pubblico?» e «come può il teatro essere un prodotto economicamente competitivo?».
A questi interrogativi di stretta attualità, soprattutto dopo la polemica innescata dalle dichiarazioni di Alessandro Baricco sui finanziamenti pubblici ai teatri italiani, saranno chiamati a rispondere alcuni dei più importanti direttori dei palcoscenici milanesi durante la presentazione del libro, che si terrà oggi alle ore 19.15 presso Botega Caffè e Cacao, in corso Garibaldi 16. Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro, insieme ad Andrée Ruth Shammah del Franco Parenti, Antonio Syxty del Litta, Marina Spreafico dell'Arsenale, Serena Sinigaglia del Ringhiera e Marco Martinelli del Teatro i discuteranno di come si possa articolare il rapporto tra teatro ed ente pubblico e su come far quadrare i bilanci del mondo dello spettacolo senza intaccarne l'autonomia di ricerca.
Nel suo libro, in cui molte pagine sono dedicate alla situazione dei teatri milanesi in una prospettiva storico-economica, Andrea Bisicchia, oltre a porre le domande, dà anche inequivocabili risposte. «Un teatro è un'azienda no-profit, quindi non può essere gestita con criteri unicamente manageriali» ribadisce interpellato da Il Giornale. E con Baricco e la sua tesi di affidare unicamente al mercato il finanziamento del mondo dello spettacolo come la mettiamo? «Stimo Baricco come scrittore, ma le sue affermazioni sono una chiara invasione del campo professionale altrui. Il teatro non è un prodotto qualsiasi: è un bene immateriale, un prodotto della mente, della fantasia. Il teatro fornisce un servizio pubblico, non diversamente dalla scuola, dalla sanità. Lo stato non può non intervenire».