L’INTERVISTA BERNARDINI DE PACE

Annamaria Bernardini de Pace è la matrimonialista più famosa d’Italia. È stata anche l’avvocato di tanti vip, da Simona Ventura a Eros Ramazzotti. Ora però, dopo gli esposti di alcune clienti, l’Ordine l’ha sospesa per tre mesi, perché le sue parcelle sono state giudicate «troppo alte». Contestate alcune decine di migliaia di euro per «spese stragiudiziali».
Che cosa è successo?
«Si chiama “sindrome rancorosa del beneficato”. Tre clienti, peraltro vittoriose, hanno mostrato tutta la loro ingratitudine. E un’altra si è arrabbiata perché non l’ho più voluta».
E le «spese stragiudiziali»?
«Nella parcella devo indicarle a parte da quelle giudiziali. In un caso ho scritto 97 lettere, tutti pareri o risposte a domande della cliente. E mi faccio pagare. Una di loro, di Roma, mi chiamava giorno e notte: ho lavorato 1.650 giorni di seguito per lei. Le tariffe dell’Ordine sono ancora quelle del 1933 e prevedono solo la giudizialità della separazione: ma c’è moltissimo altro lavoro da fare, incontri, telefonate, consulenze dal penalista piuttosto che dal commercialista o dallo psicologo. E quest’attività dev’essere retribuita».
C’è concorrenza nel suo mestiere?
«La concorrenza è sulle tariffe minime. È vietato scendere sotto una certa cifra: dovrebbero essere contenti che io non lo faccia mai...»
Allora è cara davvero?
«Nessuno mi ha mai dato dell’incapace, non ho mai sbagliato una scadenza, nessuno mi ha mai detto che abbia sbagliato una causa. Dicono che sia cara, ma non è così: per quello che faccio, prendo poco. Ho competenza e successo perché lavoro tantissimo, e i clienti fanno passaparola. Certe cause le seguo gratis: ma decido io».
Clienti scontenti?
«Su oltre ventimila clienti in 27 anni, solo queste tre sono state scontente. Si comprano borsette firmate a tutto spiano, ma poi non mi vogliono pagare. Invece la quarta non l’ho voluta riprendere: è il cliente che deve piacere a me, non il contrario».
Ha rinunciato spesso?
«Sì. In una causa di divorzio il privilegio assoluto tocca ai bambini. E, prima di tutto, c’è l’onore di essere padre e madre. Se una persona è scorretta, non la voglio: anche se è disposta a pagare di più».
Come si comporta coi clienti vip?
«Sono solo una minoranza. Comunque sono uguali agli altri. Se mi chiedono privacy li ricevo fuori orario».
Il segreto di tanti successi?
«Lavoro moltissimo, sono a disposizione totale dei miei clienti. Dormo cinque ore a notte. Ma non per fare volontariato: ci metto competenza ed esperienza, ascolto e spiego, coordino, convinco a non vendicarsi, a non coinvolgere i bambini. E lavoro bene. Prima di chiedere un assegno di mantenimento, con il commercialista analizzo tutte le spese familiari degli ultimi anni: porto le prove delle cifre che chiedo. Ho clienti da tutto il mondo e da tutta Italia: perché hanno fiducia in me e io rispondo in modo adeguato. Davanti al giudice devi sapere, vedere e provare tutto».
L’Ordine è stato severo?
«Ho fatto ricorso in Cassazione. Forse i consiglieri non fanno molte separazioni e pensano che il mio sia un mestiere facile. Ma devi conoscere il diritto di famiglia, la psicologia, il diritto tributario, fiscale, penale, societario, delle successioni e del lavoro. Non è solo chiedere un assegno».
Ha mai sbagliato?
«No. Non ho mai fatto un errore tecnico, non ho mai sbagliato una scadenza. Anche se non dò garanzie sul risultato, che non dipende solo dal mio lavoro. Nessuno si è mai lamentato, solo loro tre. Che peraltro hanno vinto. Per me è come un tradimento: ho difeso le donne per anni, ora i miei nemici sono proprio fra loro. Colleghe ed ex clienti».