L’INTERVISTA CARLO SBURLATI

Carlo Sburlati è assessore alla cultura di Acqui Terme (Alessandria) e anima del premio Acqui Storia, quest’anno alla 42ª edizione, il più importante d’Italia e forse d’Europa per gli studi storici. E, se non “intercontinentale” come il Grinzane Cavour, altrettanto prestigioso, almeno a scorrere l’albo storico dei premiati e dei giurati che ha collezionato i più bei nomi dell’intellighenzia, da Bobbio e Spadolini in giù. Prestigioso ma poverello.
Assessore Sburlati, quanto riceve il premio Acqui Storia dalla Regione Piemonte?
«Ventimila euro l’anno. Che nel 2008 abbiamo rischiato di non prendere perché nella giuria erano stati inseriti alcuni intellettuali “di destra” i quali, secondo alcuni, snaturavano l’anima “resistenziale” del premio. E quindi non meritavamo più i soldi pubblici».
E il Grinzane quanto riceveva dalla Regione?
«L’ultimo anno un milione e 100mila euro. Più i contributi dalla Provincia e della città di Torino, che sommati ai soldi degli sponsor fanno 4 milioni. Noi con i privati arriviamo a 100mila euro».
Significa che il Grinzane, al di là del colore delle giunte, drenava tutto o quasi il denaro pubblico?
«Per i premi letterari di sicuro. Ma il fatto è che il Grinzane era più di un premio, era un’industria culturale, una macchina mangiatutto. Io non conosco Giuliano Soria, e non lo giudico. Ma di certo non credo che l’Acqui Storia valga un quarantesimo del Grinzane».
Forse voi non spendevate abbastanza.
«Forse noi ci pensiamo due volte prima di dare 10mila euro a un testimonial o un premiato, come a Carlo Verdone per il “Grinzane Cinema”. Anche noi abbiamo premiato Claudia Cardinale o Franco Battiato come “Testimone del tempo”. Ma con una statuetta».
La Finanza ha aperto un altro filone d’inchiesta: le modalità dei finanziamenti della Regione Piemonte all’associazione Grinzane Cavour. Scoppieranno altri scandali?
«Non ho elementi per esprimere un giudizio. Diciamo che spero di no... ».
Ma teme di sì.
«Non l’ho detto».
E cosa dice allora?
«Dico che non ha senso una disparità di trattamenti. Fra un premio che “merita” quattro milioni e un premio che “merita” centomila euro. Fra un budget che cresceva di anno in anno, e uno che rischiava di essere azzerato. Eppure l’anno che volevano toglierci i soldi ha vinto il saggio di Maurizio Serra che il presidente della Repubblica Napolitano scelse poi come libro per le vacanze... ».
Il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro chiede più trasparenza nel sistema della distribuzione dei fondi.
«Ottimo. Abbiamo tutto da guadagnare da un sistema che concede fondi in relazione all’importanza “scientifica” della manifestazione e alla caratura degli autori. Così avrà più soldi chi fa le cose bene, non “più in grande”».