L’INTERVISTA LA COLLEGA

La vicenda della prof di inglese aggredita davanti alla media di via Graf segnala in che condizioni lavorano i docenti. Una vicenda che ha dei precedenti non meno allarmanti. Se lo ricorda un’altra insegnante di via Graf (preferisce mantenere l’anonimato, a scanso di altri rischi) che, sempre per aver rimproverato un’alunna, era stata percossa dai genitori della bimba (lui era un malavitoso del quartiere) ed era stata costretta a farsi scortare per raggiungere il posto di lavoro. «Purtroppo - dice - questi episodi continuano a ripetersi».
Una situazione incontrollabile, allora?
«Quando si dice "scuola di frontiera", vuol dire che il rapporto con i nostri alunni è particolare. Se rimaniamo qui, lo sappiamo».
Che cosa fate per cercare un rapporto di rispetto con le famiglie?
«Ogni anno per accogliere i nuovi iscritti, ma anche per documentare all’esterno quel che facciamo e come lavoriamo, organizziamo delle giornate di scuola aperta. Perché la gente capisca il ruolo che ha la scuola, per chiedere collaborazione alle famiglie. I frutti poi si vedono, ma non per tutti».
Perché esplodono forme di violenza contro gli insegnanti?
«Il lavoro per capirsi non è sempre facile. E quando lo scontro tra valori diversi non trova una mediazione, il risultato è che per alcuni genitori la reazione diventa aggressione. Del resto la scuola, nemmeno la nostra, è un’isola felice rispetto alla realtà sociale in cui si trova».