L’INTERVISTA DAVID ZARD

Un'opera moderna, ovvero una trascrizione, nel rispetto del linguaggio artistico contemporaneo, del melodramma trasposto in musica. Questa è l'esatta definizione di «Notre Dame de Paris» lo spettacolo che, in scena al Teatro degli Arcimboldi da giovedì fino al 22 febbraio, scende dall'Olimpo dei capolavori per essere nuovamente applaudito, questa volta in uno spazio rigorosamente teatrale. È David Zard, produttore ebreo di passaporto libico, impegnato anche nella realizzazione di questo evento, a spiegare la magia dell'opera di Riccardo Cocciante che dall'Europa, agli Usa, alla Cina, alla Corea, attraverso il Medio Oriente, continua ad affascinare e ad incantare le platee, dopo essere stato osannato da più di 15 milioni di spettatori. Solo alcuni dati per spiegare un fenomeno che va al di là del tempo e delle frontiere e che ha ispirato anche altri autori: «In effetti - racconta il produttore - sulla scia dell'esperimento ben riuscito di Cocciante che ha bissato con “Giulietta e Romeo“, anche Lucio Dalla si è consacrato a “Tosca Amore Disperato“ e la Pfm a “Dracula“; Gianna Nannini sta lavorando a “Pia de'Tolomei“. Queste opere rappresentano l'espressione moderna dell'interpretazione delle storie raccontate e dei canti. Siamo soliti lavorare con risorse umane di elevate qualità, con ballerini eccezionali, fino allo staff tecnico. Il cast di “Notre Dame“ è cambiato negli anni; inizialmente era prevalentemente composto da elementi stranieri, ma gradualmente si sono affiancati gli italiani“. In Italia, in effetti, fino a poco tempo fa, era difficile trovare il cantante che sapesse ballare e recitare insieme. Gli americani hanno fatto scuola. «In Italia si vedeva Grease e si ammirava John Travolta che recitava, ballando e cantando. Oggi, grazie a queste opere moderne, si ha la possibilità di scoprire e lanciare anche talenti italiani. Si parla di una nuova filosofia d'arte, espressa dal corpo quando si balla, dall'anima quando si canta e dal pensiero quando si recita». Opere a tutti gli effetti, per certi versi anche un po' troppo costose. «Sono anni che sto cercando di ridurre i costi di produzione - conferma Zard - inevitabilmente spalmati sui prezzi dei biglietti. Il mio intento sarebbe quello di riuscire a sfruttare al meglio le economie di scala, così da ridurre i prezzi di 10/15 euro a biglietto». Produttore degli artisti più famosi, da Bob Dylan, a Madonna, da Bruce Springsteen ai Rolling Stones, Zard si rende conto che il mondo della musica è più in crisi dell'economia mondiale. «In questo bailamme delle radio che si impongono, che offrono sempre la stessa musica gratuitamente, produrre e organizzare concerti è diventato sempre più un rischio. Inoltre, gli stessi artisti, ormai, mancano di spontaneità e oggi anche i più grandi, il più delle volte deludono. Durante la tournée di Springsteen ho assistito per due serate di seguito al suo concerto: la stessa scaletta, le stesse battute, gli stessi interventi, le medesime parole.
Un grande artista non deve recitare un copione». Sensibilizzato dal conflitto tra Israele e Palestina, il produttore, grande conoscitore della cultura araba, invita l'Occidente a informarsi meglio sulle ambizioni di conquista dell'Islam che, ogni 200 anni, parte all'attacco. «Ho vissuto 25 anni in una condizione di prigionia intellettuale: conosco bene gli islamici che puntano ad impossessarsi dell'Europa; economicamente si sono già accomodati. Bisogna stare molto attenti» (Info: 800121121, www.arcimboldi.org).