L’INTERVISTA EMILIO FEDE

Fede, per lei è una specie di vittoria personale.
«È un giudizio che risponde perfettamente alla realtà. Soltanto se uno è offuscato, come Di Pietro, da vendette, rancore e invidia può pensare diversamente. Chi lo conosce bene non fa certamente uno sforzo per arrivare a questo tipo di conclusione».
Ma che lo dica una Corte è un po’ un evento.
«Sì, è un evento, non ci sono dubbi. Un evento molto importante e che fa giustizia a una persona che da una vita si spende per creare posti di lavoro. È un grande statista, mette un grande impegno in tutto, è sempre cortese. Solo chi ha invidia può non riconoscerlo».
C’è un giudice (non invidioso) anche a Berlino?
«Ma io sono sempre stato rispettoso della magistratura. Ci sono buchi neri, ma sono eccezioni. Anche durante Tangentopoli ho sempre avuto un rapporto di grande rispetto col pool. Salvo col maniaco di Montenero di Bisaccia».
Pardon?
«Di Pietro, “maniaco” metaforicamente parlando»
La Cassazione dice che il Cavaliere ha una «estrosa vivacità». Cosa aggiunge Fede?
«Aggiungo che lui è geniale, in tutto quello che fa. È estroso, concordo con la Cassazione, se si intende la capacità di interpretare con ironia la realtà. Quelle che chiamano gaffe per esempio sono solo momenti di estrosità, con cui affronta certi temi di vita quotidiana con ironia e invenzione, che rendono tutto più accettabile. Altro che gaffe».
I soliti invidiosi.
«Ma perché non viene capito. È una persona che non è capace di offendere chicchessia. Quando mi telefona, per una cortesia, si scusa per avermi disturbato».
Sull’«innegabile carisma», inutile chiederle.
«Una volta gli ho mandato un messaggio, poche righe: “Mai nessuno sarà come te”».
Domanda da 100 milioni: un difetto del premier.
«Quello che dico sempre: dà troppo e riceve troppo poco dalle persone alle quali dà molto».