L’INTERVISTA ENRICO CASTIGLIONE

Da più parti si è fatto anche il suo nome per il nuovo volto dell’Opera di Roma. Ma lui, Enrico Castiglione, già direttore del Festival Euro-Mediterraneo e da due anni anche della sezione danza e musica di Taormina Arte, non vuole parlare che del suo figlio prediletto. Quel Festival di Pasqua, giunto quest’anno alla XII edizione con un programma di alto livello e di sapidi debutti.
Lo sa maestro che si fa anche il suo nome per la direzione dell’Opera di Roma?
«Per ora sono solo chiacchiere. È meglio che politici e artisti si confrontino per trovare al più presto una soluzione valida. L’Opera di Roma merita di diventare il fiore all’occhiello non soltanto della città ma del Paese intero».
Suggerimenti per il sindaco?
«Intanto va evitato il commissariamento e poi va adeguata la programmazione».
In che senso?
«Bisogna trovare titoli e allestimenti capaci davvero di parlare a chi non è un abituale frequentatore del Costanzi, dove troppo spesso si alza il sipario su una platea mezza vuota».
In un clima di tagli, però, è difficile passare dalle parole ai fatti.
«I tagli possono pure essere necessari, come sostiene il governo. Però che vengano fatti con una contestuale riorganizzazione del sistema di finanziamento pubblico dello spettacolo in modo da evitare inutili sprechi».
Qualche esempio del salvabile da salvare?
«Per esempio da noi si fa poco uso delle coproduzioni e spesso si è costretti ad ammirare allestimenti e scenografie belle ma costose che dopo quattro repliche sono già da buttare. All’estero anche piccoli festival possono produrre un Don Giovanni di Mozart. Basta trovare partner a “casa” dei quali mandare l’allestimento dopo averlo usato».
Non si rischiano programmi omogati e seriali?
«Guardiamo la cosa sotto un altro punto di vista. È meglio svenarsi - per un’amministrazione locale - per avere in esclusiva un concerto di Zubin Metha? O c’è maggior buonsenso nel condividere questo momento di alta cultura con altre città? Se il maestro suona prima a Catania e dopo a Torino e Bari, dov’è il problema? Secondo me è un arricchimento per tutti e un balsamo per le finanze pubbliche (sia locali che statali)».
Torniamo alla sua creatura, di cosa va più orgoglioso riguardo al Festival di Pasqua?
«Era nato nel ’98 su impulso di Giovanni Paolo II come momento di preparazione per il Grande Giubileo. Il fatto che siamo ancora qui mi inorgoglisce già molto. Come mi inorgogliscono i tanti nomi celebri che sono riuscito a portare nel corso degli anni, da Maazel a Rotropovich».