L’INTERVISTA ENZO CARRA

Roma «Io sono abbonato a Sky e francamente mi auguro che la quota resti invariata. Ma se dovesse aumentare non mi incatenerò davanti a Palazzo Chigi per protesta. Non credo si possa ingaggiare una battaglia in nome della libertà su questo tema».
Onorevole Enzo Carra condivide l’alzata di scudi dell’opposizione ?
«La reazione della sinistra è stata sproporzionata ma è comprensibile perché l’obiettivo di fatto è sempre lo stesso. Ovvero il conflitto di interessi. La sinistra su questo fronte però ha dimostrato poca lucidità. Ci sono questioni sulle quali sta facendo un buon lavoro e altre sulle quali prima di tutto c’è scarsa unità di comando».
Anche il leader Pd Walter Veltroni ha dimostrato poca lucidità?
«Direi che la questione gli è praticamente scoppiata in mano perché quando c’è mezzo il fattore B, ovvero Berlusconi e il conflitto di interessi, le cose si ingolfano. Anche la sinistra quando poteva fare non ha fatto e a questo punto non è che possa risolvere la questione appoggiando un multi miliardario australiano come Rupert Murdoch. Vogliamo tornare al medioevo?»
In che senso?
«Non è che tu per liberarti di colui che ritieni un tiranno, ovvero Berlusconi, ne chiami un altro in aiuto e oltretutto dall’estero. Quella fra Mediaset e Sky è un caso classico di concorrenza fra monopolisti ma in questo gioco la sinistra dovrebbe avere a cuore le regole. Non è che ci si schiera a sostegno di uno dei due. Pur di attaccare Berlusconi vai a difendere i privilegi di un altro? Il rischio è grosso».
Quale?
«La storia non finirebbe come quella di Citizen Kane, Quarto potere. Io penso che se si va avanti di questo passo pur di andare addosso a Berlusconi si finisce per difendere i cittadini che si rifiutano di pagare le tasse. È una strada molto pericolosa da intraprendere. In una crisi economica mondiale come quella che in questo momento attanaglia anche l’Italia non possiamo fare di un aumento di 4 euro una questione nazionale. Non mi pare si possa impostare una nuova lotta di classe su questo fronte».
Sky ha farcito il palinsesto di spot anti Iva e contro il governo. Lei ha paragonato questa chiamata alle armi del pubblico alla campagna condotta dalle reti Finivest negli anni ’80 quando si concretizzò il rischio di un oscuramento dei canali privati nazionali. Le sembrano due situazioni paragonabili?
«No, in effetti le situazioni sono molto diverse. Quello che volevo mettere a confronto era la reazione del pubblico e la sua possibile adesione alla protesta di Sky. Ma nel caso delle reti Fininvest la minaccia era quella di oscurare dei canali già molto popolari, che avevano rotto il monopolio Rai, offrendo una tv generalista e gratuita. Nel caso di Sky non esiste il rischio di oscurare le trasmissioni o di dover abbassare il tetto degli introiti pubblicitari ma soltanto quello di pagare un po’ di più. Insomma se Tremonti riesce a evitare di far pagare di più alle famiglie abbonate a Sky, meglio. Altrimenti pagheremo».