L’INTERVISTA FABIO VACCHI

La creazione commissionata dalla Filarmonica a Fabio Vacchi si chiama Prospero o dell'Armonia. E'un melologo. L'attore è Ferdinando Bruni. Anche regista, storico fondatore dell'Elfo. Grande shakespeariano e grande Amleto. Vacchi, meraviglioso ragazzo di sessant'anni, è sempre pronto a nuove avventure dell'arte, sempre attratto dal sociale, innamorato della vita. La sua alterità culturale corrisponde all'ansia di conoscenza che lo spinge verso tempi e culture diverse. Non conosce dogmi. Ha praticato tutti i generi, dalla cameristica, all'opera, alla sinfonismo, al balletto. Sue anche le colonne sonore di Invasioni Barbariche (Olmi), Centochiodi, Gabrielle. Molti i melologhi nella sua produzione.
Perché il melologo?
«Perché, ibrido e ambiguo, costringe alla convivenza musica e recitante tenendoli sullo stesso piano».
Perché Ferdinando Bruni?
Per la sensibilità artistica, il suo Shakespeare».
Perché Prospero?
«Chailly voleva qualcosa di assimilabile a Mendelsshon. S'era pensato al Sogno. Poi ho scelto Prospero in quanto filo rosso della mia visione etica: la necessità di compromesso, del lato oscuro che c'è in ciascuno di noi e che dobbiamo accettare».
Perché Shakespeare?
«E'il mio primo Shakespeare. Forse grazie a Bruni».
Rapporto tra musica e attore?
«La partitura, una quarantina di minuti divisi su dodici episodi è molto varia. Non soffoca l'attore ma è di necessità prevaricante».
Il suo messaggio?
«La riceca dell'armonia accettandone anche le zone d'ombra».
Il suo ideale?
«La bellezza in senso greco. Per i greci bellezza e bontà erano la stessa cosa che si esprimeva con una sola parola: kalòs».
Cosa cerca nella vita e nella musica?
La possibilità di comunicare. Anche la capacità di perdonare.
Il rapporto tra compositore e pubblico?
«Il compositore deve piacere. Essere graditi è molto faticoso».
Che crisi stiamo vivendo?
«Un momento orrendo di degrado antropologico».