L’INTERVISTA FILIPPO POZZATO

Sabato il «piccolo Fiandre» ad Harelbeke, ieri la prima tappa della «Tre Giorni di La Panne», per una piccola rifinitura in vista di domenica, giorno del Fiandre: quello vero. Filippo Pozzato pedala lieve e corre veloce. Accarezza il pavé dei muri e sogna senza sbilanciarsi troppo. Resta in equilibrio, lassù al Nord, dove tutto è precario, dove non è facile restare in piedi.
Sabato hai battuto allo sprint Tom Boonen, uno che nella «settimana santa» (così i belgi chiamano la settimana che porta al Fiandre) generalmente fa vedere la Madonna un po’ a tutti. Ieri hai preceduto il belga Willems: due volate a due, due vittorie.
«All'inizio non volevo fare la corsa, poi quando ho visto che noi della Katusha non avevamo uomini davanti, mi sono buttato. È partito Willems, ho provato a rientrare ed è andata... La volata? Senza problemi».
Boonen va forte, Van Avermaet, uno degli idoli di casa, non è da meno, i belgi sono agguerritissimi. Ma Pozzato c’è.
«Quello di ieri è stato un buon test. L'obiettivo è mantenere questa condizione fino a domenica, anche se non sarà semplice. La crono di giovedì? Vediamo, se in questa Tre Giorni di La Panne (oggi 2ª tappa: Zottegem-Coxyde, 219 Km, ndr) sarò messo bene in classifica ci si può pensare. Ma tutto sarà fatto in funzione del Giro delle Fiandre».
Manca Ballan, il campione del mondo, amico e grande assente: tutto è nelle tue gambe.
«Per Ale (fermo per un virus, ndr) mi spiace molto, ma ora spero solo di raccogliere quello che non ho raccolto in passato. Io so quanto mi alleno, so i sacrifici che faccio, so che ho raccolto tanti secondi posti e basta poco per vincere e perdere. Ora so che è giunto il momento di raccogliere e mettermi un po’ a posto anche con il destino. Con queste due vittorie sto già meglio».
Ballerini dice che sei nato per andare su queste strade, Tafi idem.
«Loro sono stati dei grandi, io spero di inserirmi nel club esclusivo di questi grandi interpreti del ciclismo estremo».
Elegante in bicicletta e giù di sella, amante del bello e dell’esclusivo, per alcuni trinariciuti delle due ruote anche un po’ snob: chi è Pozzato?
«Un ragazzo del suo tempo che ama il bello ma anche il proprio lavoro. Se fossi privo di carattere, come qualcuno insinua, non solo non correrei le classiche del nord, forse non sarei nemmeno un ciclista. La gente spesso parla per sentito dire. Crescendo ho imparato una cosa: lascio dire e rispondo con i fatti. Con le vittorie si sistemano tante cose».