L’INTERVISTA GEPPY GLEIJESES

È appena reduce dal successo del «Giuoco delle parti», il più livido e desolato dei teoremi di Luigi Pirandello, e già pianifica da teatrante consumato, oltre alla stagione del Quirino di Roma di cui da qualche mese è direttore, la sorte dei suoi amati allievi del Teatro di Calabria su cui veglia paternamente da tempo. Senza per questo trascurare il varo imminente di un sogno da gran tempo cullato, preparato, accarezzato: un film che col cinema di oggi avrà ben poco a che fare per via di un soggetto talmente impensabile - dice lui - da fargli paura solo ad annunciarlo. Chi parla è un bell’uomo di cinquant’anni, biondo come un viennese di Schnitzler ma nato e cresciuto a Partenope, di nome Geppy Gleijeses. Che tra l'altro ha appena rinunciato al suo ruolo di dongiovanni impenitente da quando, due mesi fa, ha impalmato la bellissima Marianella Bargilli, l’attrice che fu un’eroina del «Grande Fratello».
Ma come fa Geppy a districarsi in questo ginepraio senza perdere per strada, come si diceva una volta, né il ranno né il sapone?
«Semplicissimo basta non lasciarsi vincere dalla noia».
Ha una ricetta in merito?
«Guardi, l’importante è riposarsi lavorando o, meglio ancora, lavorare per riposarsi».
Sarà vero, ma in pratica come realizza questa utopia?
«Sfrutto le pause che mi concede il mio Pirandello, raccontando me stesso da una piazza all'altra».
Cosa intende per lei raccontarsi?
«Girare per la Lombardia, la mia seconda patria, raccontando chi sono stati i miei maestri, da Patroni Griffi a Pupella Maggio. E soprattutto svelando gli arcani che, nella nostra penisola, legano in modo inquietante il profondo nord al profondo sud».
Può farne un esempio?
«Pensi per un attimo alla Piazza Ducale di Vigevano, immaginata da Leonardo come un teatro vivente di finti specchi e false rientranze che ci guardano dai buchi vuoti delle finestre e all’angoscioso silenzio della Cappella di Sansevero a Napoli con quel Cristo Velato che sembra sbucare dal nulla. Due misteri stranamente simili che ci guardano con ironia dall’al di là».
Guarda guarda, non ci avevo mai pensato. Non mi dirà che ogni lunedì fa lezione di storia dell’arte nel nostro hinterland?
«Certamente. Un giorno a Segrate, un giorno a Lecco e magari il giorno dopo a Cesano Boscone. Tra il secondo teatro in pietra del passato e il nostro teatro di corpi vivi che si affacciano da un palco non vedo nessuna differenza».
Va bene…ma il cinema? È vero o no che sta per portare sullo schermo «Ragazze sole con qualche esperienza», testo di Enzo Moscato che a suo tempo suscitò grandi polemiche?
«Non è vero, è verissimo. La storia di quei due poveri trans che, rispondendo sui quotidiani alle inserzioni della “Piccola Posta”, si trovano alle prese con due gangster, è uno…»
Uno cosa?
«Uno specchio fedele dell’Italia attuale che uccide il desiderio non risparmiando nulla e nessuno».
Non teme che provochi uno scandalo di vaste proporzioni?
«Ben venga lo scandalo se ci porta a riflettere: i problemi vanno affrontati senza nascondere la testa nella sabbia come fanno gli struzzi».
Arrivederci presto, allora. Ci si vedrà a Seregno o invece a Varese?
«Le farò avere quanto prima le date: non dubiti, sarà un successo».