L’INTERVISTA GIANFRANCO PIZZUTO

MilanoSenza il suo intervento, il progetto legato a Fisker Automotive, nome di riferimento nel settore delle vetture sportive di lusso eco-compatibili, rischiava di rimanere uno spunto interessante e nulla più. I motivi di orgoglio per Gianfranco Pizzuto sono due, così come duplice è il ruolo che questo manager altoatesino ricopre all’interno dell’azienda con base in California: azionista e amministratore delegato della filiale italiana.
L’incontro tra le parti è stato assolutamente casuale.
«A metà settembre 2007 - racconta Pizzuto - mi trovavo all’aeroporto di Francoforte, quando sfogliando come mio solito Auto Motor und Sport vidi nelle prime pagine una foto della Fisker Karma blu. Da vent’anni lavoravo nel segmento dei veicoli movimenti terra e, come dicono gli americani, mi sentivo burn out, cotto. Così iniziai a pensare che forse la Fisker aveva bisogno di un distributore in campo europeo». Riassumiamo in breve il resto della storia: Pizzuto telefona in America, scopre che è ancora in corso la raccolta iniziale di fondi. «La cifra richiesta era due milioni di dollari, due dei cinque che servivano per dare il via alla prima tranche del progetto. Solo tempo addietro Henrik Fisker, co-titolare dell’azienda, mi ha confessato che se io non avessi aderito si sarebbero trovati in guai molto grossi».
Bisognerà attendere il 2009 perché le prime 100 Karma firmate dal celebre designer danese (sue «creature» sono, a esempio, la Bmw Z8, o l’Aston Martin Db9) vengano consegnate ad altrettanti clienti nordamericani. Un anno più tardi, l’approdo sulla piazza commerciale europea, con l’Italia nelle vesti di capofila. Le stime di produzione annua parlano di 15mila veicoli, oltre la metà dei quali destinati a mercati d’Oltreoceano. Ormai libera dal contenzioso con Tesla, che accusava Fisker di violazione del segreto industriale, riferendosi al lavoro comune sulla White Star, Karma sarà prodotta in Finlandia dalla Valmet, accanto a giganti come le Porsche Boxter e Cayman. Prezzo di vendita 80mila euro. La vettura monta lo speciale motore ibrido di seconda generazione «Q Drive», mutuato dal settore militare e fornito in esclusiva da Quantum Technologies. Nella modalità non sportiva, permette di percorrere 80 chilometri senza bruciare una sola goccia di benzina. È stata proprio la joint venture tra la Fisker Coachbild, dell’omonimo Henrik, e quest’azienda, sempre americana, a dare vita, nella seconda metà del 2007, alla Fisker Automotive. «Pensiamo di completare la gamma entro il 2013 - aggiunge Pizzuto - e la prossima proposta sarà la Coupé. Vorremmo inoltre creare modelli più economici. Abbiamo deciso di non spendere soldi in pubblicità, anche i concessionari, che definiremo, potranno organizzare lo spazio di vendita come meglio vorranno». Dal quartier generale americano di Irvine, dove fervono i lavori in vista del prossimo Salone di Detroit, a gennaio, rimbalza intanto la notizia della prossima apertura di un nuovo centro di progettazione e sviluppo.