L’INTERVISTA LUIGI CESARO

nostro inviato a Napoli

Onorevole Luigi Cesaro, di lei, che è presidente della Provincia di Napoli a guida Pdl, si scrive e si sussurra sia prossimo a ricevere una richiesta d’arresto tale e quale a quella del sottosegretario Cosentino...
«E si sussurra da parecchio dotto’!».
Da quando?
«Da quando L’espresso, più di un anno fa, si è messo a rivelare atti coperti dal segreto istruttorio a proposito di un’indagine su miei contatti con camorristi, poi anche roba di appalti pubblici, terreni agricoli edificabili... fesserie dotto’. M’hanno candidato alle manette».
Anche lei ha seguito la trafila di Cosentino?
«In che senso?».
Ha chiesto ai magistrati di essere interrogato?
«Eccome se l’ho chiesto! Più volte. Ho mandato in procura i miei avvocati».
E...?
«E... niente. “Non è il caso”, così ci è stato risposto».
Perché non era il caso?
«A sentire i pm perché, ad oggi, non sono nemmeno indagato. “Non c’è bisogno di sentire l’onorevole” e arrivederci. Non sono indagato e mi vogliono arrestare, bah, qualcosa non quadra. Anche perché continuo a essere bersaglio di attacchi sulla stampa, il mio nome viene accostato a fatti criminosi lontani anni luce dalla mia vita politica, leggo che Cesaro qui, che Cesaro là, che sto per essere arrestato. Ma è normale dotto’? Il mio caso è in fotocopia a quello di Cosentino».
Accuse analoghe, stessi pentiti, losche frequentazioni...
«La verità è che ci troviamo di fronte a un’offensiva per far fuori una classe politica nuova, fortissima, che è cresciuta insieme e che ha ottenuto successi insperabili in Campania. Un gruppo affiatato che con straordinaria abnegazione è riuscito a seppellire 15 anni di malgoverno di centrosinistra regionale. Non per parlare del sottoscritto, ma la Provincia di Napoli prima non era stata mai ad appannaggio del centrodestra».
L’offensiva è politica, giudiziaria, mediatica, o tutte e tre le cose insieme?
«A scanso di equivoci, e fino a prova contraria, al momento nutro ancora fiducia nella magistratura anche se quanto capitato a Nicola (Cosentino, ndr) sinceramente fa riflettere. Quanto alla regia della stampa e di certa politica, beh... basta limitarsi a osservare i fatti».
Presidente Cesaro, se domani dovesse arrivare alla Camera una richiesta di arresto a suo nome, lei che fa, si dimette?
«No, non mi dimetto perché sono stato votato da oltre un milione di persone, un numero impressionante di elettori. E di questo bisogna tenere conto. Poi, certo, uno può anche avviare una riflessione coi partiti di maggioranza, con la coalizione, ma se lasciamo ad altri il potere di decidere al posto di chi si esprime in cabina elettorale, allora è finita. Ma, scusi, dotto’: qui stiamo parlando del futuribile, del probabile che poi è improbabile perché non c’è niente sul mio conto, io non sono mica indagato. Lo dicono i pm di Napoli. Piuttosto...».
Dica.
«In Campania è diventato impossibile fare politica. È un problema serio».
Serio come le accuse dei pentiti circa una appartenenza al «tessuto criminale» di politici come lei, Cosentino o Bocchino?
«Non conosco i due pentiti che, stando ai giornali, mi accusano per sentito dire. Se poi i pentiti sono due, tre, quattro, cinque oppure sei come quelli del caso Cosentino, lo sapremo prossimamente leggendo certi quotidiani».
Fra le accuse recapitate in edicola c’è quella sugli «affari» della sua famiglia. A che cosa si riferiscono?
«E che diavolo ne so? Mio padre è un imprenditore da tre generazioni e non ha mai fatto opere pubbliche costruendo solo nel privato. Anche i miei fratelli sono imprenditori e pure loro mai hanno avuto a che fare seriamente con le opere pubbliche. Gestiscono grandi impianti sportivi ad Avellino, Frattamaggiore, Sant’Antimo e Portici, hanno vinto gare in comuni amministrati dal centrosinistra. In quei centri solo perché ha giocato il Milan si è ipotizzato chissà che cosa con Berlusconi, quando invece ha giocato anche il Bologna e altre squadre. Pure sulle mozzarelle di bufala che talvolta ho regalato al Presidente hanno avuto da ridire».
I pm sembrano puntare su due grandi affari: il Pip, piano insediamenti produttivi, e la riconversione industriale della Texas Instruments ad Aversa. Ne sa niente?
«I miei fratelli hanno effettivamente partecipato al Pip, ma poi nessuno ha scritto che hanno rinunciato a questo insediamento molto ma molto tempo prima che iniziassero a parlare i pentiti. Quanto alla Texas Instruments era una industria che poi è stata acquistata da una società, dove c’erano anche i miei fratelli, che hanno provato a fare un investimento senza riuscirvi. A mo’ sta tutto fermo».
Il pentito Luciano Vassalo, che Bocchino ha definito un «cocainomane» e Cosentino ha aggiunto «pazzo», parla anche di lei. E di un terreno agricolo a Lusciano, interessato al clan Bidognetti, sul quale sarebbe intervenuto il boss Guida, detto ’o drink, facendo pressioni sul sindaco e sull’ingegnere dell’ufficio tecnico per farlo diventare edificabile. Terreni in parte finiti nella sua disponibilità e in quella di aziende a lei collegate.
(risata fragorosa) «Questa è bella. Ebbene sì, confesso: quei terreni sono miei. E non per volontà dei clan bensì perché appartengono a mia mamma che ne è proprietaria da oltre trent’anni, se non quaranta. Ma c’è di più. Il terreno era agricolo ed è rimasto agricolo. Che vadano a controllare anziché prendere per oro colato le parole di Vassallo o di chi per lui. Se quel terreno è rimasto agricolo, tutt’intorno invece è una spianata urbanizzata, hanno costruito assai».
Cosa ne pensa dell’affondo dei «finiani», e del presidente della Camera in prima persona, contro Cosentino?
«Questa non è politica, perché la politica al servizio della gente è ben altro. Qui in realtà ci troviamo di fronte a un attacco violentissimo a Berlusconi e a un uomo di sua stretta appartenenza che in Campania ha fatto miracoli e che si appresta a raccogliere i frutti dopo cinque anni di durissimo lavoro. Sarebbe il colmo se oggi fossero altri a trarne un beneficio».
Una previsione?
«Spero nella politica del merito, punto tutto su Cosentino. Con lui, e con me, il Pdl ha già vinto in Campania».