L’INTERVISTA MARIA ROSA DOMINICI

Maria Rosa Dominici è psicologa, giudice onorario presso il Tribunale dei minori di Bologna e da 15 anni gira l'Italia e l'Europa lanciando l'allarme sui minori scomparsi.
Ieri il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha detto che ci sono «evidenze» che anche l'Italia sia interessata dal traffico di organi di bambini extracomunitari, che arrivano e scompaiono nel nulla. Che effetto le fa?
«Non mi stupisce l'affermazione del ministro, sono storie di ordinario orrore che, proprio perché spaventano e atterriscono chi le ascolta, di solito vengono lasciate colpevolmente cadere. Ci sono fior di prove che esiste un fenomeno di questo genere e non da oggi. Anni fa vicino a Trieste, al confine con la ex Jugoslavia, vennero trovati dei corpi mutilati… Il punto è che più aumenta il numero di questi "minori invisibili", come li chiamo io, meno se ne parla oppure la cosa finisce un paio di giorni sulle prime pagine dei giornali e quindi più nulla».
Quindi secondo lei il fenomeno è destinato a diventare più grave?
«Sì, soprattutto visto i numeri crescenti dell'immigrazione. Vede, bisogna tenere conto che nei Paesi da cui provengono tanti minori che arrivano in Italia, come quelli di cui ha parlato il ministro, non esiste nemmeno la registrazione delle nascite. Quei ragazzi vivono e muoiono senza che nessuno se ne accorga».
Ma è possibile fornire o trovare dei dati certi oggi?
«Direi che è quasi impossibile. Anche perché intorno al traffico di organi c'è spesso la criminalità organizzata e un intreccio con altri traffici, droga e armi. Un altro giro che fornisce vittime è la prostituzione: le ragazze restano incinta e i bambini vengono fatti sparire... ».
Eppure prelevare un organo non è un’operazione così semplice, non è che si può fare in uno scantinato…
«Questo è escluso. Espiantare un organo è questione delicata, sicuramente servono strutture adeguate, cliniche su cui forse bisognerebbe cominciare a indagare».
Il ministro Maroni propone la creazione anche in Italia di una banca dati del Dna. Secondo lei sarebbe una misura efficace?
«Sì, assolutamente. Era anche una delle richieste che abbiamo portato avanti come comitato "Troviamo i bambini" che si occupava di tanti casi di minori scomparsi. Il Dna fornirebbe una traccia inoppugnabile dell'identità di un ragazzino, magari anche scomparso molti anni prima e che viene ritrovato».