L’INTERVISTA IL MARONI MALTESE

Malta si difende. Malta piange. Malta dice che non è vero. Carmelo Mifsud Bonnici, ministro dell’Interno di quest’isola nel cuore del Mediterraneo, le parole di Maroni fatica a digerirle. Dice che certe cose è meglio dirsele faccia a faccia: fanno meno male. «L’ho invitato qui. Certe cose vanno discusse in privato, perché metterle in piazza? Non era compito nostro salvare quella gente». Nessun rimpianto per quella barca che aspetta inutilmente i soccorsi: «Ripeto: non era compito nostro. Ora lo ha detto anche il commissario dell’Unione europea, Barrot».
Ha detto così?
«Sì, che noi eravamo più lontani di voi»
I ministri italiani denunciano Malta di violare le regole umanitarie da anni. Cosa risponde?
«Ma non è vero. Questo è un insulto nei confronti dei maltesi. Questa accusa ci offende. Se i naufraghi si trovano nelle acque di nostra competenza li aiutiamo».
Sì, ma quella gente stava morendo. Dov’era il vostro senso umanitario?
«Molte altre volte il nostro piccolo Paese ha aiutato le persone in mare. Esattamente 680 operazioni di salvataggio, e nessuno lo dice. Maroni ha detto che Malta ha mandato all’Italia 40mila clandestini. Ma è male informato».
Cosa risponde allora a chi vi accusa di avere preso i fondi dell’Unione europea a tradimento?
«Anche noi siamo cittadini europei, non dimenticatelo. Anche noi abbiamo diritto alla nostra fetta di fondi. Siamo piccoli e facciamo più fatica di voi a vigilare».
Perché se non eravate in grado di sorvegliare avete preso ugualmente i fondi?
«Ma questa è un’accusa populista. C’erano dei progetti. Si pensa che i fondi siano dei regalo. Ma non è così».
Quanto avete avuto dall’Unione europea?
«L’Unione europea ci ha dato 112 milioni di euro per vigilare sulle acque del Mediterraneo, per potenziare i mezzi. Invece l’Italia ha preso 200-300 milioni di euro. E allora anche voi dovete fare la vostra parte. Malta si sta impegnando al massimo per fronteggiare la situazione».
È un’accusa contro l’Italia?
«No, rispetto i politici italiani, ma dico che Malta non meritava questo trattamento. Questa storia è stata strumentalizzata. Quando abbiamo spiegato al premier Berlusconi la situazione ha capito che era il caso di far attraccare il mercantile Pinar a Porto Empedocle».
Quali sono i mezzi di Malta?
«Scarsi, praticamente ridicoli davanti a questa emergenza di dimensioni enormi. Non abbiamo radar o satelliti, uomini della guardia costiera, o muri come l’Italia o la Spagna. Noi disponiamo di quattro battelli militari».
Come avete speso i fondi dell’Unione europea?
«Abbiamo chiesto aiuto per costruire un centro di detenzione e lo abbiamo realizzato. Ma si immagini la rabbia di questi naufraghi che partono dalla Libia per arrivare in Italia e si trovano a Malta rinchiusi».
Qual è la vostra strategia per il futuro?
«Andremo avanti con le nostre forze. Ma l’Italia non ci deve criminalizzare. Non è una soluzione puntare il dito contro Malta».
Cosa farete la prossima volta?
«Ci comporteremo allo stesso modo. Se è di nostra competenza interverremo. Altrimenti no».
Nessun rimpianto?
«È la geografia, signora».
Cambieranno i rapporti con l’Italia?
«Spero di no. Questo litigio si può superare. L’Italia è un grande Paese con grandi risorse. Malta vive di turismo. Così rischiamo di scomparire. E l’Unione europea ci deve tutelare. Non siamo cittadini di serie B»