L’INTERVISTA La Moratti: «Referendum sul ticket»

Scusi signor sindaco, ma chi ha avuto la bella pensata di un ticket per tassare - dai 4 ai 20 euro al giorno - tutti gli automobilisti che circolano a Milano, residenti compresi? Ovvero di stangare i pendolari?
Letizia Moratti è una tosta che non è abituata a essere presa di petto da domande che sembrano cazzotti e lo capisco da qualche istante di disappunto che lascia trascorrere prima di rispondermi. «Il provvedimento nasce da considerazioni che emergono dalle ricerche di diversi istituti raccolte dall’Agenzia per la mobilità e l’ambiente».
Risultato?
«Dati allarmanti come i 5 miliardi di euro di danni derivanti dall’inquinamento per la nostra città».
Per danni cosa intende?
«Tre miliardi di euro alla salute dei cittadini tra mortalità e patologie diverse, soprattutto respiratorie e cardiovascolari. Altri 2 miliardi agli edifici, all’ambiente, al verde, all’agricoltura. E poi la perdita di tempo nel traffico».
Perché avete abbandonato l’idea del ticket d’ingresso?
«Non c’è mai stata nel programma elettorale».
Se ne è parlato a lungo.
«Sempre di tariffa antinquinamento, perché il problema non è restringere la circolazione in città. Il nostro obiettivo è duplice, migliorare la qualità di vita dei cittadini e fluidificare il traffico. Con la tariffa sull’inquinamento si disincentiva chi inquina, ma l’obiettivo è arrivare a non avere nessuno che paghi».
Vuol dire a non avere nessuno che guidi la macchina?
«No, perché il ticket è messo in relazione alle classi di inquinamento».
Cioè la macchina più vecchia inquina di più?
«Ricordo che per 150 giorni all’anno superiamo la soglia di 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili, con un limite di 35 giorni previsto per legge. E i trasporti contribuiscono per il 72% allo sforamento del Pm10. Pensiamoci bene».
Rispetto alle altre città italiane ed europee Milano è il caso limite?
«Milano, con Bruxelles, Atene e Londra è una delle più inquinate. Ma qui c’è un meteoclima particolare, siamo infossati e tutti quei provvedimenti che in altre città danno risultati, da noi non funzionano».
Vorreste non far circolare le macchine più vecchie?
«Vogliamo incentivare chi non inquina e disincentivare chi inquina. Ci siamo dati cinque anni di tempo e l’obiettivo finale è che nessuno paghi».
Dobbiamo rassegnarci, dal 19 febbraio si paga.
«Partiremo nei primi mesi del 2007».
Ma non c’è una data già stabilita?
«La data è indicativa: partiremo solo dopo la consultazione tra i cittadini e l’approvazione del provvedimento».
Il ticket, dunque, potrebbe slittare?
«La fase di sperimentazione sarà nei primi mesi del 2007».
Sperimentazione vuol dire che starete a vedere cosa succede e poi modificherete?
«Non è un percorso chiuso. Si parte con una consultazione di due mesi su Internet. Nel sito del Comune tutti potranno dare il loro parere. Poi parleremo con i consigli di zona, le associazioni dei commercianti e dei consumatori, quelle ambientaliste, industriali. E consulteremo anche tutti i 32 Comuni della cintura, la Provincia, la Regione».
E se la maggioranza non sarà d’accordo?
«Vediamo, magari tutto potrebbe essere rimodulato. Il provvedimento è complesso e molto articolato, prevede un fortissimo incentivo per rafforzare il trasporto pubblico. Da febbraio aumenterà del 20% quello verso i comuni limitrofi».
E quelli che arrivano da Brescia o Bergamo? Prevedete accordi con le Ferrovie?
«Il 71% di chi entra in città arriva dai comuni di cinta. Il primo intervento da fare è sull’hinterland. Entro ottobre sono previsti altri 200 autobus per i comuni vicini».
E secondo lei è sufficiente a fermare il flusso di auto stimato a 700-800mila unità al giorno?
«Non certamente a fermarlo, ma noi cominciamo a lavorare con gli altri sindaci. Ci vuole la condivisione, il nostro metodo è l’esatto opposto di ciò che il governo ha fatto sulla Finanziaria imponendola senza consultare le categorie».
Ma non inquina di più un residente che circola tutto il giorno in centro, rispetto al pendolare che usa il mezzo per entrare magari solo poche centinaia di metri in città per andare al lavoro?
«Abbiamo voluto affermare il principio che non c’è discriminazione tra chi è residente e chi no».
Fissando l’orario dalle 7 alle 18 si punisce chi viene da fuori.
«Il concetto non è punire, ma salvaguardare la salute di chi lavora e vive a Milano. Pensiamo di aumentare il car sharing, l’auto in affitto che oggi conta solo poche migliaia di utenti».
E perché non farlo senza tassare le auto con un ulteriore ticket?
«Oggi la domanda non è elevata, non essendoci un provvedimento che disincentiva l’utilizzo del mezzo privato. Un altro punto importante sarà l’utilizzo dei Radiobus, i bus a chiamata che vogliamo estendere anche agli altri comuni».
Ma non crede che alla fine saranno le famiglie meno abbienti, con le auto più vecchie, a pagare di più?
«No, pagheranno soprattutto mezzi pesanti, veicoli obsoleti e diesel da cui per ora abbiamo escluso l’euro 4. Il nostro obiettivo è incrementare tutto quello che può portare a una fluidificazione del traffico e a un aumento della qualità dell’aria».
L’obiettivo non è anche quello di far cassa: il primo anno i ricavi sono stimati in 400 milioni di euro.
«Quelli sono dati a regime, con una curva che sarà assolutamente decrescente».
Lei prima citava i mezzi commerciali, quindi idraulici, antennisti, elettricisti ma anche furgoni che trasportano alimenti. Alla fine caricheranno il ticket sulla fattura e quindi saranno i cittadini a pagare anche quello.
«Ci sono orari di ingresso e uscita. Le merci basta che entrino prima delle 7 o dopo le 18 e non pagheranno».
Ma alla fine se questi entrano e ricaricano la fattura?
«È una loro scelta».
Comuni come Sesto San Giovanni, dove passa molto del traffico dell’hinterland, avranno sempre congestione e smog senza ricavare nessun beneficio dal ticket di Milano.
«L’aria che si respira è sempre la stessa. Se migliora quella di Milano, migliora anche quella di Sesto».
Non mi sembra che i sindaci dell’hinterland la pensino allo stesso modo. Se tutti introducessero un ticket cosa succederebbe?
«Questo non è un ticket d’ingresso, ma sull’inquinamento. E Milano ha una diversa concentrazione di traffico. Questi provvedimenti sono sempre stati presi dalle città capoluogo».
Secondo le stime un lavoratore potrebbe anche arrivare a pagare 2.400 euro di ticket all’anno. Una cifra da capogiro.
«Sono stime fatte senza calcolare il fatto che il provvedimento parte con un potenziamento del trasporto pubblico».
Per risparmiare operai e impiegati della provincia dovranno rassegnarsi a usare bus e metrò?
«Esatto. Bisogna legare le due parti del provvedimento. Senza dimenticare il ricambio delle caldaie da gasolio a metano. La curva dovrà tendere a portare l’inquinamento quasi a zero».
Lei vuol ridurre le emissioni del 25% e il traffico del 30. Ma è proprio sicura che alla fine i milanesi rinunceranno a usare la macchina e non preferiranno pagare 40 o 100 euro di abbonamento?
«Potenziando il car sharing, le piste ciclabili, le corsie preferenziali per i mezzi pubblici, i taxi, ci sarà un incentivo a lasciare l’auto».
In campagna elettorale aveva promesso l’esenzione per tutti i milanesi.
«Gli altri Comuni hanno obiettato che sarebbe stata una discriminazione».
Magari avete pensato anche alle prossime elezioni a Monza?
«No. Se la filosofia è disincentivare chi inquina, era corretto non fare discriminazioni».
Ma se ci saranno tantissimi no in questa consultazione, il ticket lo metterà lo stesso?
«L’obiettivo è trovare formule che creino il più ampio consenso».
È certa di convincere i milanesi?
«Sono convinta che ci siano delle logiche. Moltissimi in campagna elettorale mi chiedevano la chiusura del centro. Io non ho mai pensato a un provvedimento così restrittivo. La libertà è libertà. Anche di spostarsi come si vuole. Però rispetto alla tutela della salute mi sento di dire che ho una responsabilità, soprattutto verso i bambini e gli anziani».
Il sindaco si dice sicuro. La libertà è la libertà. Ma in un Paese dove il cittadino si sente più libero al volante che in casa propria, è dura far ingoiare un ticket e far andare tutti a piedi.