L’INTERVISTA NIKITA SOKOLOV

«Stalin? Era un manager efficiente. Le purghe? In fondo erano necessarie. E se l’Unione sovietica ha vinto la seconda guerra mondiale, è tutto merito della saggezza del suo “Piccolo padre”».
Sono solo alcune delle affermazioni scioccanti contenute nei manuali di scuola da poco adottati in Russia. Fortemente voluti da Putin (che già nel 2003 invitava gli storici a sfornare testi che trasmettessero ai giovani «un senso di orgoglio per la propria storia e il proprio Paese»), questi libri sono ora al centro di una polemica che coinvolge l’intera società. Parola dello storico Nikita Sokolov, 51 anni, direttore della rivista Otechestvennye Zapiski (Appunti patriottici), che oggi interviene su questo tema al convegno organizzato a Seriate dalla Fondazione Russia Cristiana e dalla Fondazione per la Sussidiarietà su «Stato, società e persona. La Russia e l’Europa di fronte alle svolte epocali del XX e XXI secolo». Prima di dirigere quella che lui stesso tiene a definire «una rivista libera», Sokolov ha lavorato a stretto contatto con le nuove generazioni insegnando per quasi un decennio all’Università Umanistica di Mosca. Non è quindi per un puro scrupolo accademico se oggi solleva l’attenzione sull’educazione. «Un problema davvero urgente. Pensi che la scorsa domenica sul canale tv “Rossija” è andata in onda una puntata del concorso “Nome della Russia”, che entro l’anno eleggerà il personaggio che più rappresenta il Paese, e Stalin è arrivato tra i dodici finalisti».
Un tempo, nei libri di storia sovietici, i crimini di Stalin si tacevano, o venivano minimizzati come «deviazioni» dalla linea generale del Pcus. Oggi invece l’attenzione viene spostata sull’orgoglio patriottico e sull’idea di una Russia che, come grande nazione, deve rioccupare il proprio posto nella Storia.
Paul Valéry sosteneva che «La storia è il prodotto più pericoloso che la chimica dell’intelletto umano abbia mai elaborato». Che ruolo ha la scuola in tutto ciò?
«È come il “puntello ideologico” di una nazione. Può essere utilizzata per creare un’immagine mitica della propria storia, come il cinema e la letteratura popolare. I manuali devono trasmettere determinati valori, indicare come rileggere il passato e quali esempi guardare.
Si corre però il rischio di eccessive semplificazioni...
«Infatti nessun manuale sarà mai scientifico fino in fondo. Mentre la scienza ricerca solo il vero, i testi di scuola sono legati a un altro fattore: il consenso sociale. I manuali forniranno sempre una versione dei fatti molto semplificata, come una foto in bianco e nero. Il guaio è quando la società cerca di far sua un’immagine del passato che non corrisponde alla sua situazione».
Quali testi contengono queste manipolazioni?
«Il manuale curato da Aleksandr Filippov, Storia contemporanea della Russia 1945-2007 (la periodizzazione non è casuale: così si tagliano gli anni delle purghe) e quello di Nikita Zagladin, Storia della Russia e del mondo nel XX secolo. Quest’ultimo addirittura giustifica le purghe, viste come “conseguenza diretta delle tensioni sociali dovute al processo di modernizzazione del paese”».
Si spera che non esistano solo queste due voci.
«Penso invece che il testo di Filippov nei prossimi anni sarà l’unico ammesso nella scuola. Il sito della casa editrice ha già annunciato una sua continuazione; al massimo, nasceranno delle varianti in modo da salvare, almeno in apparenza, il pluralismo. Le autorità stanno facendo di tutto perché restino gli unici due manuali adottati nelle scuole. Visto che in Russia manca assolutamente un’opposizione politica, è uno scopo facile da raggiungere».
Qual è la linea seguita da questi testi?
«Rigettano tutti i valori della perestrojka e propongono un modello del passato fondato su queste idee chiave: la Russia sarebbe una fortezza assediata da nemici, gli Stati Uniti in primis, motivo per cui risorse e potere devono essere concentrati in mano a uno Stato autoritario; si giustifica il terrore come mezzo per formare un’efficiente élite sociale; si prevedono addirittura “mobilitazioni” periodiche della popolazione».
In fondo è la vecchia idea di Stalin, che diceva: «Il passato della Russia non può non infondere nei cuori dei lavoratori un senso di orgoglio nazionale rivoluzionario, capace di spostare le montagne e di compiere miracoli».
«Non è un segreto: in buona parte, la classe oggi al potere in Russia proviene dall’ex Kgb, per cui apprezza il modo in cui Stalin governava e prendeva le decisioni. Non a caso è una delle figure più votate nel referendum on line “Nome della Russia” (ai risultati raccolti su www.nameofrussia.ru viene poi dedicata la trasmissione in onda sul canale “Rossija”, ndr). Ieri mattina sul sito figurava addirittura al terzo posto, superando anche Pushkin e Dostoevskij».
E così viene riabilitato...
«Sì, offendendo profondamente la coscienza e la memoria dei russi, senza distinzione. Gli si attribuisce il merito di avere ricevuto una nazione con l’aratro di legno e averla lasciata con il missile atomico. Si dice che fosse necessaria l’industrializzazione e Stalin dovesse fronteggiare l’Occidente ostile. In questo modo viene assolto».
In questa situazione, la memoria del passato è destinata a scomparire?
«L’accesso agli archivi viene sempre più ostacolato. Esistono però varie associazioni che portano avanti, soprattutto nei piccoli centri, ricerche e studi sulla storia locale».
Gocce nel mare. Non fanno molto...
«Non sono d’accordo, è un lavoro che si nota. Pensi solo al concorso “La persona nella storia. La Russia e il XX secolo”, che va avanti da dieci anni per iniziativa dell’associazione Memorial, una delle più attive, anche a livello internazionale: è aperto agli studenti di tutte le scuole superiori della Russia, 2.500 partecipanti solo nell’ultima edizione, che si cimentano in veri e propri lavori di ricerca, per esempio ricostruendo le vicende di una famiglia. È un esperimento importante, fa vedere che è possibile lottare contro le manipolazioni della storia».