L’INTERVISTA PASQUALE BRUNO

Pasquale Bruno detto «'O Animale». Fino a qualche anno fa, una furia sui campi di calcio: la gamba mai tirata indietro, la voglia di vincere sempre e comunque, senza indietreggiare mai di un solo millimetro.
Che ne pensa della possibilità che presto si arrivi al cartellino arancione, ovvero all'espulsione a tempo?
«Se si pensa che aiuti a migliorare il calcio, d'accordo. Ma a me viene l'orticaria ogni volta che vedo un cartellino, di qualunque colore sia».
Li abolirebbe del tutto?
«Non sarei così drastico. Piuttosto, imporrei ovunque il modello inglese: lì i giocatori sono corretti sempre e gli arbitri, prima di ammonire o espellere qualcuno, pensano quattro-cinque volte. In Italia, invece, è tutta una simulazione e una rincorsa a come fregare meglio avversari e direttori di gara. Con il risultato che le partite diventano spesso uno spezzatino dal sapore insulso».
Di chi la principale colpa?
«Dei calciatori: il loro comportamento confonde gli arbitri, che non sanno più da che parte girarsi e alla fine vengono indotti all'errore».
Quindi l'«arancione» non serve?
«Potrebbe fare da deterrente, ma non sarebbe la soluzione ai mali del calcio, soprattutto italiano. Bisognerebbe comunque provare: quando venne abolito il retropassaggio al portiere rimanemmo tutti sbalorditi, poi si è visto che ha funzionato».
Cosa pensa dei furbetti del rettangolo verde?
«Il peggio possibile. Guardate cosa ha fatto Mutu domenica: se avesse esultato così in Inghilterra, dopo un gol al termine di un'azione chiaramente irregolare, non lo avrebbero lasciato vivere per anni. Qui da noi si dimenticherà tutto in due giorni: in Italia vive bene chi è più furbo, non chi è più onesto».
E il doppio arbitro: la convince?
«Credo che la cosa più logica sarebbe un giudice di porta, per aiutare l'arbitro a decidere sui gol-non gol o su certe situazioni in area di rigore tipo quella del gol di Adriano nel derby. Fermo restando che, secondo me, se la palla finisce in porta dopo un tocco di mano, il gol andrebbe sempre annullato: giochiamo a calcio o a pallavolo?».