L’INTERVISTA PIERLUIGI MANTINI

RomaOnorevole Pierluigi Mantini, negli ultimi giorni lei ha avuto da ridire con il suo partito sul caso Pescara, sulla vigilanza Rai e anche sulla giustizia. Fa il bastian contrario o non è solo?
«Queste posizioni sono un modo di fare opposizione che sta nascendo nel Pd. Una posizione che è critica e si dissocia dall’attuale gestione del partito e che potrei definire dei democratici di centro, più ispirata alla cultura liberale e cristiana. Che ritiene che occorra far politica con i no ma anche con i sì».
Una corrente?
«È un’agenda che va definendosi come posizione dei democratici di centro che sta aprendo un percorso nel Pd, che include, tra gli altri temi, una maggiore attenzione per la cultura delle garanzie e della riforma della giustizia, il no al dipietrismo».
Partiamo da Pescara. Che cosa pensa del certificato medico del sindaco D’Alfonso, che ha ritirato le dimissioni dopo la liberazione dagli arresti ma si è dato malato?
«Ho trovato poco chiara la scelta del sindaco, un giochino non adeguato alla gravità del problema. Se D’Alfonso si sente innocente ritiri le dimissioni e faccia il sindaco difendendo il proprio onore. Ho trovato assolutamente fuori luogo il giudizio di Tenaglia, che ha paragonato il certificato medico a una scelta di alto rigore istituzionale».
Tenaglia, il ministro della Giustizia ombra... Lei, che in commissione Giustizia è segretario, che idea si è fatto del comportamento degli amministratori del Pd di Pescara e Napoli?
«Credo che a Pescara così come a Napoli, occorra più coraggio e rispetto dei cittadini e degli elettori, senza registratori (utilizzati dal sindaco Iervolino con l’ex segretario provinciale Nicolais, ndr), né certificati medici».
A Napoli vede una via di uscita?
«A Napoli c’è il problema di un’amministrazione politicamente consunta che avrebbe dovuto trovare già da tempo, dopo il disastro dei rifiuti per intenderci, un momento di forte rinnovamento sia a livello regionale che comunale».
Cos’è per lei la questione morale?
«Premesso che riguarda tutti i partiti, significa nello specifico più rispetto della concorrenza, più gare, la separazione tra politica e amministrazione. Spero che gli amministratori saranno giudicati dagli elettori e non dalla magistratura».
A Napoli c’è stata troppa vicinanza tra amministratori del Pd e imprenditori?
«Quando parlo di rispetto per la concorrenza parlo della necessità di gare fatte in modo trasparente secondo le normative europee, meccanismi che tengano al riparo dalle raccomandazioni di turno...».
Sulla giustizia lei propone di dialogare di più con la maggioranza, è vero?
«Con la grave crisi economica che attraversa il Paese la collaborazione tra le forze politiche è essenziale. Vale per le misure economiche, vale per la giustizia. L’attuale proposta del ministro ombra Tenaglia, l’esame collegiale delle misure cautelari, mi sembra troppo poco. Si può invece trovare un accordo su altro».
Su quali temi?
«Nei prossimi giorni presenterò tre proposte di legge su cui si può trovare un’intesa con il ministro Alfano e con la maggioranza: la riforma della composizione del Csm per limitare il correntismo, la responsabilità civile dei magistrati che commettono gravi errori, un termine certo e limitato alla carcerazione per ragioni di inquinamento delle prove. Ho fiducia che possa essere la linea giusta per raggiungere un’intesa come auspicato dal capo dello Stato».
Lei ha creato problemi nel suo partito anche sulla vigilanza Rai: vuole salvare Riccardo Villari e nel Pd c’è chi l’accusa di fare il gioco del centrodestra.
«Credo che il Pd non possa fare l’opposizione né con il dipietrismo né con la cultura del no. Per questo ho proposto la verifica di un patto di garanzia tra Veltroni e il presidente Villari sulle cose da fare, più che sui nomi e le poltrone. Boicottare ancora per mesi un organo istituzionale delicato come la vigilanza non aiuta nessuno».