L’INTERVISTA LO PSICOLOGO

Professor Diego Luparelli, come psicologo e psicoterapeuta, pensa che la donna di che ha accoltellato i genitori sia una malata o una criminale?
«Questo lo dovranno stabilire i periti. Ma io ritengo che sia colpevole di un delitto a tutti gli effetti. Avrà le attenuanti che si merita, ha agito sconvolta, e probabilmente se ne renderà conto, sarà già lacerata dai sensi di colpa. Ma non possiamo giustificare tutto dicendo che è stato un momento di follia».
Ma perché, in questa tragedia familiare, ha risparmiato la sorella disabile, considerata una rivale?
«Ha attribuito tutte le colpe ai genitori non alla sorella, così li ha puniti».
Un eccesso di gelosia?
«È sicuramente stato così. Soprattutto nelle famiglie in cui c’è un handicappato, si creano delle forme di gelosia perché i genitori, inevitabilmente usano più attenzione ed energia al più debole. Ma l’altro figlio, fin da piccolo, non capisce perché i genitori dedicano più tempo e più amore a un bambino che magari è più brutto e meno intelligente di lui».
E così si accumula rancore per anni.
«Sì, questo, infatti, non è quello che si chiama raptus di follia. Una dizione che lascia il tempo che trova. In realtà, la donna omicida, in quel un momento, non è riuscita a controllare un’aggressività che è uscita dai confini della razionalità».
L’uso del coltello ha un significato preciso?
«Si chiama delitto da contatto. Intanto un coltello è facile da reperire in una casa. Ma è diverso che usare una pistola, un mezzo in qualche modo distante, freddo. Il coltello invece, implica un contatto diretto con la vittima, si deve toccare. È una scelta molto più difficile e dolorosa».
È stato un delitto annunciato?
«Credo di no, magari si fosse avuto un preavviso. Ma questa donna non aveva alcuna patologia conclamata. Inoltre, la maggioranza dei crimini vengono impropriamente attribuiti a una malattia psichiatrica. In realtà difficilmente un malato di mente commette un delitto. È una percentuale irrisoria nel panorama degli omicidi».
Quindi l’assassina era lucida.
«Alcuni atti estremi vengono compiuti di slancio ma senza una patologia in atto. Una vena di follia o di cattiveria è nascosta in ognuno di noi. Nella maggioranza delle volte questa tendenza distruttiva si riesce a dominare. Ma a volte può sfuggire e tradursi in un atto criminale».