L’INTERVISTA IL RETTORE DELLA SAPIENZA

RomaArchiviare la vecchia politica dei «baroni», puntando su ricercatori giovani. Destinare fondi e risorse solo a favore di chi si impegna. Questa è la ricetta del Magnifico rettore della Sapienza, Luigi Frati, toscano di Siena classe 1943 (eletto pochi mesi fa nel pieno della contestazione degli studenti contro la riforma del governo), per far marciare gli atenei italiani in questo periodo di crisi economica. Frati, per diciotto anni preside della facoltà di Medicina, da quattro mesi alla guida della più grande università d’Europa almeno fino al 2012, si schiera dalla parte del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.
Rettore Frati, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano critica i «tagli indiscriminati» del decreto Gelmini. Cosa ne pensa?
«Non sono d’accordo con lui. Il primo decreto, quello di luglio, andava in quella direzione. Poi il tiro è stato corretto e ritengo che il decreto dell’8 gennaio 2009 sia una buona legge».
Il ministro sostiene che la politica del governo premia i migliori tagliando gli sprechi. È della stessa opinione?
«Sì. Visto il quadro economico internazionale, non si può dare denaro a pioggia, com’è accaduto in passato. Le facoltà con basso numero di iscritti non devono continuare a vivere a spese della “comunità” e corsi di laurea con pochi studenti, specie se non sono strategici come ad esempio fisica o matematica, devono essere penalizzati più di altri dal punto di vista economico».
Alla Sapienza avete raggiunto gli obiettivi fissati dal decreto?
«Certamente. Abbiamo ridotto i corsi con bassa frequenza del 18 per cento e ora puntiamo a salire fino al 20 per cento. Il ministro chiedeva il 10 per cento. Sto pilotando la mia università per farla diventare più virtuosa e meritare le risorse, perché credo che i finanziamenti vadano dati solo a chi produce davvero. Il ministero, però, a mio parere deve rivedere gli indicatori usati in passato, che penalizzano le facoltà umanistiche e la medicina a favore di quelle tecnologiche. Questo non è giusto».
Come si possono tutelare le realtà di eccellenza presenti in Italia?
«Destinando fondi alla ricerca e alle università migliori e soprattutto facendo largo ai giovani. Noi siamo riusciti a recuperare i fondi dei pensionamenti riutilizzandone il 90 per cento per fare concorsi per i ricercatori. La classe docente andava “svecchiata” andando incontro al decreto e alle necessità della ricerca».