L’INTERVISTA RICCARDO DE CORATO

«È un vero e proprio bollettino di guerra e ci vorrebbero non 180, ma almeno mille soldati per presidiare Milano». È questo il commento del vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, sui dati relativi all’operazione «Strade sicure».
Dal 5 febbraio i militari in città sono passati da 170 a 180. è soddisfatto?
«Al ministero della Difesa ne ho chiesti almeno 800 di più. L’allarme sociale suscitato da certi reati è indiscutibile, quelli perpetrati sono decine di atti predatori che mettono in pericolo la vita dei cittadini. Soprattutto nell’ultimo periodo è stato un susseguirsi di violenze sessuali, rapine e furti nelle case. C’è sempre più la necessità di uomini in divisa che pattuglino a piedi la città acciuffando i delinquenti, non bastano le gazzelle e le volanti che passano e se ne vanno».
Fino a che punto i dati di «Strade sicure» rispecchiano quelle che sono le aree più pericolose della città?
«Siamo stati noi a suggerire a prefetto e questore le zone da presidiare individuando le vie dove la criminalità è più presente. Abbiamo proposto una mappa del rischio condivisa con carabinieri e polizia. Quest’ultima in particolare è in possesso di dati riservati sulla reale situazione di pericolo strada per strada, grazie a cui è stato possibile scegliere dove inviare le pattuglie. Anche se alcuni dati sui risultati dell’operazione risentono di fatti contingenti: non credo per esempio che Lorenteggio sia meno pericoloso di piazzale Maciachini».
«Strade sicure» ha raggiunto i suoi obiettivi?
«I numeri parlano da soli e rispondono a tutte le critiche della sinistra che l’ha definita un’operazione di facciata. Ma una volta arrestati i criminali, il problema è non farli uscire di prigione dopo tre giorni».
Le carceri scoppiano...
«Non occorre costruirne di nuove. Basterebbe trasformare in luoghi di detenzione caserme e scuole dismesse».