L’INTERVISTA SANDRONE DAZIERI

Sandrone Dazieri ha da poco lasciato Facebook («capito che era un gioco, ho deciso di smettere») e in questi giorni sta promuovendo il suo ultimo romanzo La bellezza è un malinteso. Ma sta anche aspettando di sapere come si comporterà in tv Squadra antimafia 2, la prima di cui ha firmato la trama. «Se andasse male - spiega -, difficilmente ci sarebbe Squadra antimafia 3, alla quale stiamo già pensando. Ma è giusto così, è la meritocrazia...».
Dazieri, quali sono le novità più rilevanti rispetto alla prima serie?
«A parte i nuovi personaggi, la ripresa della storia più interessante fra quelle già narrate. Quella di Ivan, l’ambiguo poliziotto amato dalla protagonista. Era stato dato per morto e invece è vivo e sembra passato dalla parte della mafia».
Altre novità?
«Non si parla solo della mafia siciliana, ma anche di altre organizzazioni criminali. Volevamo mostrare che le mafie operano come multinazionali, che gestiscono la cocaina come le grandi aziende i cicli delle materie prime».
E gli elementi della trama che le sono piaciuti di più dal punto di vista della scrittura?
«Quello che mi interessa come autore è raccontare i personaggi, anche quelli secondari, mostrare i loro sentimenti, vedere e far vedere come si muovono e perché agiscono in un modo invece che in un altro».
Ha potuto sbizzarrirsi.
«Ho avuto la possibilità di scrivere un film di 800 minuti».
Quindi, più che episodi ha scritto puntate.
«Sì, abbiamo voluto costruire una grande saga».
In cui i buoni vincono?
«In cui gli eroi nei quali il pubblico può identificarsi dimostrano che il crimine è battibile».
Nulla a che fare con le varie Piovre che tante polemiche suscitarono, dunque?
«All’epoca i poliziotti venivano ammazzati. Il messaggio di Squadra antimafia è che gli uomini delle istituzioni possono sconfiggere la mafia».
Un po’ di ottimismo non guasta, rincuora...
«Ma in Sicilia i poliziotti e i magistrati, quelli veri intendo, sono popolari. Ed è giusto che la grande narrativa, che adesso è rappresentata dalla fiction tv, registri i cambiamenti. A maggior ragione quelli che lei stessa, per la sua parte, contribuisce a determinare».