L’INTERVISTA TOMMASO BARBATO

Il 24 gennaio 2008 veniva trattenuto a stento mentre attaccava il compagno di partito Nuccio Cusumano per aver votato la fiducia a Prodi. Oggi, Tommaso Barbato non siede più in Senato e non milita neppure più nell’Udeur, ma ricorda bene la seduta che sancì la fine dell’Unione.
Senatore Barbato, buon anniversario!
«Scherzi pure... Io, trattato da carnefice, ho i miei meriti».
Non sarà molto d’accordo Cusumano...
«Chi, quello che è passato per vittima? Io so solo che grazie a me la sinistra radicale è sparita dal Parlamento».
Lei e i mastelliani avete chiuso l’era Prodi, infatti...
«Romano è una persona seria ma debole, era preda di ricatti. I rifiuti a Napoli, il no ai rigassificatori, i ministri che manifestavano: l’esecutivo non stava in piedi, il programma era carta straccia. Per senso di responsabilità siamo andati a casa. E ora le cose cominciano a funzionare».
«Responsabilità»: la stessa parola a cui si appellò Cusumano quando votò a sorpresa la fiducia...
«Mi avevano avvertito dal centrodestra: “Cusumano vuole votare sì”. Allora quella mattina lo avevo chiamato e mi aveva rassicurato: “Anche se col mal di pancia, mi allineo al partito”».
Promesse da marinaio?
«Già. Entrai in Aula, al telefono con Mastella costretto sul letto di casa mia dall’influenza. Arrivo e vedo Cusumano pontificare, ergersi a statista e maestro di morale. Proprio lui...».
Insinua?
«È un finto moralista, come Di Pietro: mi avevano appena informato che il giorno prima era stato a colloquio da Prodi e che avevano assunto il suo segretario (Filippo Bellanca, assunto alla Agecontrol che fa capo al ministero dell’Agricoltura, ndr)».
A questo punto Barbato esplode...
«No! Barbato si limita a dargli del traditore, serenamente. Però i commessi lo bloccano e Cusumano finge di gettargli addosso un bicchiere d’acqua. Proprio lui, coi suoi trascorsi giudiziari, non solo si va a vendere alla maggioranza, ma fa pure il tribuno della plebe. Qui Barbato esplode e insulta».
E sputa?
«No, perché avevo la gola secca e dopo aver parlato per ore non avevo saliva. Però ho mimato il gesto, è ugualmente grave e ho chiesto scusa. Non lo rifarei, non l’ho mai fatto in vita mia».
Dal partito più complimenti o più condanne?
«Mi conoscevano, ebbi solo un richiamo. Poi Mastella alle urne disse: “Io ho trovato una collocazione, voi arrangiatevi”. Rimasi deluso e presi le distanze. Non l’ho più sentito».
Ora lei è nell’Alleanza di centro e sostiene Berlusconi, Cusumano è nel Pd. Strade divise che non si reincroceranno?
«Non lo so. L’ho incontrato ma non abbiamo mai chiarito. Il tempo è galantuomo e io sono pronto a stringergli la mano e a chiedergli scusa. Lui però chieda scusa a tutti gli italiani».