L’INTERVISTA TZIPI HOTOBELI

Qualcuno l’ha già ribattezzata l’anti-Tzipi Livni. Capelli neri, minuta e sorridente, Tzipi Hotobeli non è soltanto fisicamente agli antipodi rispetto alla più nota aspirante premier alle elezioni israeliane di oggi: imponente e sempre molto seria. Lei è la candidata più giovane alla Knesset, il Parlamento israeliano, ed è tra gli astri nascenti della destra del Likud. È fermamente contraria a qualsiasi concessione territoriale ai palestinesi: «Finora hanno portato soltanto violenza», dice riferendosi a Gaza, in mano a Hamas dal 2007. Livni è invece il leader di Kadima, partito che fu di Ariel Sharon, l’ex premier del ritiro dalla Striscia nel 2005. Hotobeli, a 30 anni, corre veloce, visto che è entrata da pochissimi mesi in politica ed è numero 18 della lista di Benjamin Netanyahu. Il suo volto non è nuovo agli israeliani: da tre anni difende le posizioni della destra nazionalista e religiosa in un seguito talk show in televisione. È entrata in politica, dice lei mentre guida sulla strada che collega Tel Aviv a Gerusalemme, dove andrà a pregare al Muro del Pianto, perché «volevo fare qualcosa, non soltanto lamentarmi».
Perché la destra del Likud ha, almeno nei sondaggi, molto sostegno in queste elezioni?
«Perché gli israeliani sono contrari alla gestione della questione palestinese, della guerra con Hezbollah e poi con Hamas dei passati governi. Non c’è sicurezza e noi ne abbiamo bisogno. Gli israeliani vogliono un nuovo approccio al processo di pace».
E qual è l’approccio che proponete?
«Netanyahu ha un piano di pace economico: migliorare le condizioni economiche dei palestinesi nei Territori».
Cosa significherebbe?
«Con una pace economica la popolazione si dimostrerà interessata anche a raggiungere una pace effettiva».
E per quanto riguarda i ritiri territoriali?
«Le concessioni territoriali non sono la questione centrale. Quando in passato abbiamo lasciato territori palestinesi abbiamo avuto in risposta soltanto violenza».
Lei ha 30 anni: ci sono molti giovani in politica in Israele?
«Sfortunatamente i giovani non sono affatto coinvolti in politica nel Paese. Il mio caso è unico e raro. Mi piacerebbe vedere altri come me. Ma per ora non è una realtà».