L’Intervista Urbano Cairo

Come è cambiato Umberto Cairo dal 2005, quando divenne presidente del Torino, ad oggi?
«Sono stati anni di grande insegnamento e apprendimento, belli con la piccola gioia di restare in A, poi negativi, ma il calcio è fatto di risultati. Ho imparato a non esaltarmi e a non abbattermi, perché anche gli insuccessi servono così come l’umiltà».
Obiettivo del Toro la serie A. Ci crede?
«Il Toro non deve mai accontentarsi anche se la B è importante e difficile. Adesso dobbiamo fare il passo decisivo».
Soddisfatto del Torino attuale?
«Avevo promesso a Ventura che nel ritiro di Sappada avrebbe avuto il 90% della rosa. Mancano ancora 2/3 giocatori per arrivare alla rosa dei 25 che voglio».
Che Toro vedremo?
«Senz’altro una squadra ben organizzata come tutte quelle di Ventura, con un modulo offensivo: quattro in difesa, due in mezzo al campo, due esterni alti e due punte pure. I giocatori in ritiro stanno lavorando molto e bene, d’altronde è tutta gente di carattere e sanno che per loro è come partecipare a un master».
Pace fatta coi tifosi?
«È il mio obiettivo, in tanti sono dalla mia parte. Quanto ai contestatori, vorrei proprio recuperarli. E voglio che diano la carica al mio Toro».
Ventura è finalmente il tecnico giusto per il Toro?
«Il nostro tecnico ha qualità, competenza, esperienza e sa come gestire la piazza. Ha le carte in regola e soprattutto sa amalgamare i giovani, che sono il suo pallino, con i più esperti».
Sta facendo una politica rivoluzionaria degli abbonamenti.
«Intanto chi si abbona potrà assistere gratuitamente alla prima partita di coppa Italia del 14 agosto. E poi i prezzi saranno ribassati fino al 40%, con abbonamenti per i Distinti da 250 a 150 euro, mentre le Curve costeranno appena 99 euro, quindi 4,5 a partita. E poi grandi sconti per over 65, donne e ragazzi. Insomma, voglio invogliare le famiglie che con appena 10 euro in tre potranno assistere alla partita».
Ma se lei fosse un tifoso si fiderebbe di Cairo?
«Si, perché nei miei sei anni di presidenza ho dimostrato di saper sempre mantenere gli impegni. Nel Torino ho messo di mio 50 milioni e la società è sana, con pochi debiti verso altre società e fornitori, ma nessuno con le banche. Però ci sono anche crediti, quindi ritengo quella granata una società virtuosa».
Sempre intenzionato a vendere il Toro?
«L’ho messo in vendita ma non ho ricevuto offerte. Ora non ci penso più e sono decisamente coinvolto in questa nuova avventura. Ci sono momenti in cui uno vorrebbe mollare, ma poi l’amore per la maglia è superiore a qualsiasi difficoltà o scoramento».
Juventus e Novara in serie A, il Torino tra i cadetti: dove sta l’errore? E non si sente un po’ umiliato nell’essere la terza squadra del Piemonte?
«Intanto onore al merito per il Novara tornato in A dopo 55 anni. Quindi il confronto col Torino è improponibile perché per noi la massima categoria è un’abitudine. Però stare in B mi fa un po’ rabbia. Non possiamo giocare il derby ma non è un problema. Quando ritorneremo in A ne riparleremo».
Cosa vuole fare di Rolando Bianchi?
«Il nostro capitano è una bandiera e gli sono umanamente legato. Dopo una stagione in A e due in B, con quello che ha dato e fatto vedere, meriterebbe ampiamente la massima categoria e non sarò certo io a negargliela. Certo, è difficile tenerlo a certe condizioni però lui sa che importanza avrebbe al Toro. Quindi la mia proposta a Bianchi è: resta e vienici incontro».
Al Torino conviene ristrutturare lo storico Filadelfia o dotarsi di un centro per l’attività giovanile?
«Nella Fondazione Filadelfia c’è anche il Toro. Ma il Centro sportivo di Nizza Millefonti sta crescendo bene. E poi il Toro mi costa un milione al mese, non è che posso fare di più».
Il Novara ieri e oggi il Cesena, giocheranno sul sintetico. Cosa farà il Toro?
«Ci sono indubbi vantaggi per chi gioca abitualmente sul sintetico, ma occorre uniformità».