l’intervista di

«Chissà per quanti anni ci porteremo dietro i contenziosi che si apriranno con la messa a bando delle 329 agenzie ippiche voluta dall’Unione Europea», a lanciare l’allarme è Silvia Faretra che con il fratello Marco possiede tre agenzie storiche (una a Milano, due a Roma), una concessione sportiva a Fidenza e, con altri soci, altri negozi fra Arezzo e Cortona. In tutti i casi il provider è Snai.
Quali sono i problemi? E come vi comporterete all’uscita del bando?
«A suo tempo il provvedimento era servito per spalmare i debiti relativi all’imposta unica e ai minimi garantiti. I primi sono scaduti il 30 giugno dello scorso anno, per i secondi ci sono ancora 3 anni di tempo. Di sicuro noi intendiamo partecipare al bando per mantenere le agenzie sulle quali abbiamo investito somme di grande entità».
Come va il mercato sportivo?
«Da questa tipologia di scommesse continuiamo ad avere grandi soddisfazioni nonostante la crescita dell’online che non è nel dna di Snai, il palinsesto un po’ uniforme e soprattutto la concorrenza di Stanley che arriva ad abbonare un errore sulle multiple di sei eventi. Ma è normale che in Italia ci siano negozi senza concessioni e comportamenti vietati da Aams? Di questa situazione, tanto ambigua quanto conosciuta a ogni livello, siamo noi le vittime, noi imprenditori che da sempre rischiamo in prima persona».
Dall’Europeo di calcio avete ricevuto una buona spinta? «Assolutamente. Gli anni pari sono i migliori grazie all’alternarsi di Europei e Mondiali. Mi auguro una buona raccolta anche ad agosto con l’Olimpiade. In occasione di questi grandi eventi si affacciano in agenzia nuovi scommettitori che poi diventano clienti abituali, specialmente nelle giornate di Champions League. Ci sono professionisti, studenti, impiegati di livello. In aumento anche l’utenza femminile».
E il settore ippico?
«Si rischia poco perché la gran parte delle scommesse è al totalizzatore, ma si ricava anche poco. La clientela è sempre la stessa, di ceto sociale medio- basso e di età matura. Per fortuna ci sono gli stranieri, in particolare filippini e cinesi, che giocano ai cavalli e rappresentano un buon ricambio».
A proposito di clientela. Meglio a Milano o a Roma?
«Cambia completamente il profilo, ma il modello vincente è da entrambe le parti».