L’«Intifada di Parigi» spaventa anche Chirac

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Alberto Toscano

da Parigi

«Volonté» e «humanité» sono le due parole che ieri pomeriggio all'Assemblea nazionale di Parigi hanno preso il posto del vecchio slogan nazionale francese «Liberté, Egalité, Fraternité». È stato il primo ministro Dominique de Villepin, leader della corrente del centrodestra legata a doppio filo al presidente della Repubblica Jacques Chirac, a parlare - nel suo discorso di fronte ai deputati - di «volontà» nel senso della determinazione a «far rispettare la legge» nelle zone della periferia parigina in rivolta ormai da una settimana, e al tempo stesso di «spirito umanitario» nell'aiutare le popolazioni che risiedono in quelle aree economicamente e socialmente disastrate. Aggiungendo anche che servono «dialogo e calma».
Il momento è davvero grave, al punto che Villepin ha deciso di non partire per il viaggio in Canada, che aveva in calendario per i prossimi giorni. Identica la scelta del ministro dell'Interno Nicolas Sarkozy, che ha cancellato una missione in Pakistan e Afghanistan. All'Assemblea è stato il primo ministro a riassumere la posizione governativa di fronte a quella che già viene definita «l'Intifada della banlieue», ossia la rivolta dell'immensa periferia parigina in cui le grandi borgate sono in preda a una violenza continua, che esaspera la popolazione. La polizia esita a intervenire, ma ogni sua mossa è oggetto di insulti e talvolta d'attacchi da parte di bande di giovani teppisti molto ben organizzate e, in alcuni casi, legate al commercio degli stupefacenti.
Capita che giovani qualsiasi fuggano senza motivo di fronte agli agenti. Giovedì della scorsa settimana tre adolescenti se l’erano data a gambe, nascondendosi in una centralina dell'Edf, l'Enel francese: due sono morti fulminati e l'altro è all'ospedale. Erano minorenni. Subito sono cominciate le manifestazioni di protesta nella città della banlieue parigina teatro della tragedia: Clichy-sous-Bois. Ogni notte vengono incendiate auto in sosta, i teppisti attaccano gli agenti a colpi di molotov. Il fenomeno è tutt'altro che nuovo, visto che secondo il ministero dell'Interno ben 20mila auto sono state date alle fiamme nell'insieme della Francia nei primi otto mesi di quest'anno. Ma adesso le città intorno a Parigi rischiano di bruciare nel vero senso della parola: nella sola notte tra martedì e ieri 153 vetture sono state incendiate nella zona di Clichy-sous-Bois e svariate centinaia d'altre nell'insieme della regione parigina. A Clichy-sous-Bois le bande di teppisti hanno attaccato e dato fuoco a una caserma dei pompieri col pretesto di voler «vendicare» la morte dei due ragazzi fulminati una settimana fa all'età di 15 e di 17 anni. I genitori di questi ultimi chiedono la calma, ma ormai l'«intifada della banlieue» sembra difficile da fermare.
Ieri mattina ne ha parlato il Consiglio dei ministri, riunitosi come ogni mercoledì all'Eliseo sotto la presidenza di Jacques Chirac. Il capo dello Stato ha dato un mese di tempo al governo per varare progetti sociali a favore delle periferie in crisi. Nel pomeriggio il primo ministro Dominique de Villepin ha tenuto un discorso agrodolce all'Assemblea nazionale: aperture verso chi vuole collaborare e pugno di ferro con i teppisti impenitenti. «Non dobbiamo trattare il vandalismo con gli stessi metodi della grande criminalità», è la tesi di Villepin, secondo cui il governo «non farà d'ogni erba un fascio e non confonderà i violenti con coloro che vogliono solo lavorare e vivere in pace». Al tempo stesso Villepin ha detto: «So di poter contare sul ministro dell'Interno Nicolas Sarkozy, che ha preso le necessarie misure per il mantenimento dell'ordine pubblico».
Il riferimento a Sarkozy, che ieri non ha preso la parola in Parlamento, sembra una sorta di contentino per il fatto che il «ministro di ferro» sarebbe stato messo in guardia dal presidente Chirac, che gli rimprovera i durissimi discorsi sulla «tolleranza zero». Fin dai primi incidenti Sarkozy aveva usato toni duri, tanto da provocare le proteste del ministro Azouz Begag, responsabile dei problemi dell'integrazione. Chirac e Villepin, che temono le reazioni violente della piazza, hanno «riportato all'ordine» l'uomo d'ordine del governo francese.