L’intimismo classico secondo Beethoven

Radu Lupu, classe 1945, pianista fra i più grandi, proviene da quella fucina musicale che fu, al Conservatorio di Mosca, la classe di Heinrich Neuhaus, dalla quale erano usciti, prima di lui, almeno altri due miti del pianismo di tutti i tempi: Sviatoslav Richter e Emil Gilels. Vincitore, intorno ai vent’anni di ben due prestigiosi concorsi internazionali, Radu Lupu - sulle orme di Maurizio Pollini che dopo aver vinto lo Chopin di Varsavia, si dedicò per qualche tempo allo studio ed alla riflessione, quasi volesse dire che quella vittoria, inattesa, era arrivata troppo presto - torna alla classe di Neuhaus (e successivamente anche in quella si suo figlio, Stanislav) e si specializza in un repertorio abbastanza ristretto, centrato sui giganti del romanticismo tedesco: Brahms, Beethoven, Schumann, e l’amato Schubert. Poche e rare le fughe in avanti(Grieg ma anche Musorgskij e Debussy e anche Bartók) o indietro (Mozart, ma solo una toccata e fuga, per le Sonate per violino e pianoforte). Quando si decide finalmente a entrare nell’agone del concertismo internazionale, dopo la vittoria al Concorso di Leeds. Centellina le sue apparizioni, facendosi scudo del repertorio ristretto (anche Benedetti Michelangeli suonò sempre le stesse poche cose per tutta la sua vita!) e alimenta il mito che subito si crea sulla sua statura di interprete, con una vita in totale isolamento, lontano dai mezzi di comunicazione che proprio per tale ragione l’hanno continuamente tenuto sotto assedio. Il mondo musicale, nonostante tutto, lo reclama; perché Radu Lupu ha un modo tutto suo di far musica, a mezza strada fra il mistico e l’esteta, ma sempre capace di emozionare per la profondità delle sue interpretazione e con quel suo suono ricco, corposo ma insieme elegante, talvolta evanescente.
A Roma Radu Lupu presenta il Concerto n. 4 di Beethoven, il più nuovo della serie dei cinque, per il tono poetico generale, le innovazioni ritmiche, ed il clima di intimismo quasi preschubertiano; sul podio Fabio Luisi, un direttore che dal 2007, lavorerà stabilmente con la Staatskapelle di Dresda. Il concerto comprende anche l’Ouverture dall’Oberon di Weber e la luminosa ed austera Quinta sinfonia di Mendelssohn, scritta per celebrare il terzo centenario della Confessione protestante di Augusta. Da non perdere!
Auditorium. Sala Santa Cecilia. Oggi alle 18), lunedì 18 (ore 21) e martedì 19 (ore 19.30). Info:06-8082058.