L’intolleranza: perenne malattia della sinistra

Maurizio Gasparri*

La televisione è meno importante di quanto si pensi. Ma le mille risse che a causa sua divampano sono indicatore prezioso di umori e tendenze. La Rai è poi epicentro di un perenne terremoto. L'ultimo caso è quello della trasmissione di Celentano, un tuffo nel passato, toni astiosi, una polemica antiamericana datata.
Disse Giuliano Amato che la sinistra si considera proprietaria della televisione pubblica e mal sopporta la benché minima scalfitura di questo monopolio. In queste settimane la guerra televisiva ci offre una fiction dal titolo: «Cosa accadrebbe se vincesse la sinistra e perché è meglio che non vinca». Accade che Marco Travaglio, Sabina Guzzanti ed altri esponenti della sinistra militante televisiva promuovano la campagna della doppia epurazione. La prima, inutile dirlo, rivolta alle sparute presenze mediatiche non di sinistra, destinate ad una eventuale eliminazione, la seconda – e questo ci interessa sottolineare – rivolta alla sinistra televisiva ritenuta non sufficientemente faziosa nei confronti della destra. Sul banco degli imputati sono finiti il presidente della Rai, il diessino Petruccioli, il conduttore di «Ballarò», Floris. Per gente come Travaglio e Guzzanti la Tv dovrebbe essere usata con logica maoista, organizzando processi stile “rivoluzione culturale”. Nel mirino non solo gli avversari, da sterminare senza pietà, ma anche i “compagni che sbagliano”, che sarebbero quelli che non sono considerati sufficientemente intolleranti verso la destra. Che poi Floris sia un quasi complice della destra, è molto dura da digerire.
Perfino Violante è stato posto all’indice perché, pur essendo notoriamente uno degli esponenti più “duri” della sinistra, non avrebbe agito con la necessaria determinazione nei confronti del centrodestra. Che cosa si può ricavare da quanto sta accadendo? Che a sinistra sono ancora fortissime le sacche di intolleranza, di stalinismo e di maoismo. Lo stesso Petruccioli, rifiutando l’invito-processo ad un convegno della sinistra televisiva, ha detto che non si sarebbe fatto mettere il cappello d’asino ed ha fatto riferimento a processi di stampo neo-maoista. Che dire, dunque? Hanno usato nel passato la televisione come una clava contravvenendo le regole e subendo le sanzioni dell’Autorità per le Comunicazioni. A Santoro, anche se finge di dimenticarlo, è successo per ben due volte. Quegli eccessi non hanno giovato alla sinistra perché la sconfitta elettorale arrivò comunque puntuale.
Odio, faziosità, intolleranza, sono materie prime molto più presenti di quanto non si voglia far credere. Il centrodestra avrà mille difetti, mille conflitti, ma non è caratterizzato da questo furore ideologico. Ci sono state polemiche sulle presenze televisive, sul destino di questo o di quel personaggio. Ma la carica aggressiva che manifesta la sinistra, nel centrodestra è assolutamente sconosciuta. L’intolleranza espressa dall’allora leader della Cgil, Cofferati, le azioni del terrorismo nei confronti di Biagi o di D’Antona. Personaggi che non potevano certamente essere iscritti all’area del centrodestra, caduti sotto i colpi della sinistra che dal massimalismo è passata al terrorismo.
Vogliamo fare di tutta un’erba un fascio? Sarebbe ingiusto. Ma invece è doveroso denunciare queste ambiguità. Evidenziare la pericolosità di una sinistra che convive con la malattia non più infantile ma anche senile dell’estremismo. L’emergenza democratica di cui loro parlano è vera in termini esattamente contrari. Sarebbe una loro affermazione a mettere in discussione i principi di tolleranza, di convivenza civile e di democrazia che solo il centrodestra può garantire. Ringraziamo, dunque, i personaggi che attuando certi comportamenti e ricorrendo a certi linguaggi ci fanno capire quali siano i nostri avversari e quale sia la loro profonda natura. La democrazia si difende a destra. Da sinistra ci sono solo minacce alla libertà e al pluralismo.
*Componente dell’Esecutivo di Alleanza Nazionale