L’intolleranza zittisce la libertà

In Piemonte calci e sputi al segretario del Pd Morgando. Si moltiplicano ke cintestazioni violente. Ferrara, Storace, Borghezio, De Mita e Veltroni gli ultimi casi

Ieri sera sul tardi arrivano a Tetris, ottima trasmissione di Luca Telese, che ama usare l'arma neanche tanto nascosta della provocazione, il solito Vauro, che da molto tempo ha cambiato mestiere, e non fa più ridere nessuno, che non si capisce perché continui a veleggiare da schermo a schermo, e la «uoma» nuova lanciata da La Destra, Daniela Santanchè. «Adoro le sue vignette, mi disegna di plastica al 100%» dice il candidato premier, e rivendica con orgoglio il suo slogan polemico contro i politici che hanno «le palle di velluto». «Vauro conia subito un altro slogan «Palle di velluto, tette di silicone». Lei, con ragione: «Quello che m'infastidisce di lei è la completa mancanza di rispetto per le donne. Io non le vengo mica a dire che ha i denti cariati. Lei è di un'arroganza assoluta. Il grado di civiltà di un Paese si misura in base alla dignità che si dà alle proprie donne». Vauro, a dimostrazione del fatto che non si capisce perché lo invitino ancora ai talk show tv: «L'unico dato di civiltà di un Paese per me era l'antifascismo, ma mi sono dovuto ricredere anche su quello». «Il suo è un linguaggio volgare, la gente pensa che lei è un maleducato». Amen.
Voi risponderete che nessuno si è fatto male, che questo è il danno minore della nostra società disastrata, un po' di chiasso in tv, eppure l'intolleranza, mescolata con una sostanziale indifferenza che, a parere strettamente personale di chi scrive, circonda la campagna elettorale, si esprime anche così, fra tette al silicone e denti cariati, fra battute volgari e povertà di proposte. È come se questo Paese fosse diventato tutto una rissa a strilli e pianti, Amici e XFactor, Forum e Pacchi, gli altri solo telespettatori, rabbiosi e coinvolti, oppure rassegnati e assenti.
Succede, a dire la verità, già da qualche tempo, ben prima degli assalti di piazza a Giuliano Ferrara e alla sua lista pazza, ben prima dei lanci di mortadella e pomodori a Bologna e in molte altre città. Citiamo a memoria alcuni episodi, partendo dalla cocente vergogna per l'invito censurato del Papa all'Università La Sapienza di Roma.
Ma anche, il 13 giugno 2007, Franco Giordano contestato da giovani dei centri sociali alla festa nazionale di Liberazione a Firenze, o, il 9 ottobre 2007, una manifestazione di Forza Nuova a sostegno del pm De Magistris, che viene disturbata violentemente dai giovani del centro sociale «Depistaggio» a Benevento. Il 9 novembre 2007 il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, viene contestato dagli studenti liceali che lo accusano di politiche troppo concilianti verso la destra e i fascisti, in piazza dell'Orologio a Roma. Durante questa campagna gli è successo di nuovo a Vicenza. Il primo aprile Ciriaco De Mita riesce a malapena a terminare il suo comizio ad Ariano Irpino per i fischi e gli insulti di cittadini che protestano contro la realizzazione di una discarica. Giovedì scorso in provincia di Torino i «No Tav» hanno preso a calci e sputi il segretario piemontese del Pd, Gianfranco Morgando.
Il 7 marzo a Genova era toccato a Francesco Storace e a Mario Borghezio, La Destra e La Lega. Al grido di «Carlo è vivo e lotta insieme a noi» e «Fascisti carogne», i giovani hanno tentato di confluire in piazza, ma sono stati respinti dalle forze di polizia che in nutrito numero presidiavano l'area. Alcuni di loro, però, sono riusciti ad avvicinarsi al palco: sono volati spintoni tra i contestatori e i sostenitori di Storace. In piazza è arrivato Massimiliano Monai, condannato in primo grado nel processo per devastazione e saccheggio per i fatti del G8 del 2001, ed è stato invitato ad allontanarsi dalla polizia. Poco dopo i contestatori si sono spostati al comizio di Mario Borghezio, in piazza De Ferrari, lanciando slogan e qualche petardo.
E la sinistra torinese ha già detto che non vuole Beppe Grillo in piazza Castello il 25 aprile, giornata «consacrata» alla Liberazione e alla Resistenza.
Più che una campagna elettorale sembra una partita di calcio con feriti allo stadio e all'autogrill. L'intolleranza sarà pagata anche con l'indifferenza, con un'astensione che si annuncia alta. Si dice che il metodo scelto da Giuliano Ferrara, che è stato contestato anche ieri sera a Milano, è aggressivo e che colpisce alle viscere con un calcio proprio le donne che sostiene di voler soccorrere. Si dice che certe dichiarazioni obiettivamente peggiorano la situazione, vedi ieri Rocco Buttiglione a Padova che ha pensato male di dire: «C'è il rischio che la storia si ripeta e che dopo le uova arrivino in piazza le pallottole».
L'Italia non ha bisogno che si evochino incubi peggiori, e per la verità a morire in Paesi dove l'aborto a ondate periodiche torna problema acuto, sono stati i medici abortisti.
L'Italia ha certamente bisogno di alcuni provvedimenti semplici ed immediati che consolino, che pacifichino. Speriamo nel 15 aprile.