L’inutile proposta di Montezemolo sulla Costituente

Paolo Armaroli

Come si dice a Napoli, nessuno nasce imparato. Ma c’è un limite a tutto. E questo limite Luca Cordero di Montezemolo lo ha superato di gran lunga. Intendiamoci, il presidente della Confindustria parte da un dato di fatto incontestabile. Osserva con ragione che la nostra Costituzione repubblicana, entrata in vigore l’1 gennaio del 1948, è figlia del suo tempo. Diremo di più, a costo di essere lapidati. È vecchia per i suoi princìpi fondamentali suscettibili di essere interpretati in mille modi diversi, perché all’Assemblea costituente la concordia delle parole andò di pari passo con la discordia delle idee. Come sostenne Benedetto Croce nel corso della discussione generale sul progetto di Costituzione. Princìpi che solo da qualche tempo a questa parte sono letti in maniera liberale o giù di lì anche grazie al nostro ancoraggio all’Europa.
Ma la Costituzione è vecchia soprattutto per come organizza la macchina dello Stato. Per decenni abbiamo avuto governi malaticci ai quali era impedito di tradurre in concreto la minima parte dei suoi indirizzi politici, la cui realizzazione era alla mercé di una opposizione di sinistra che dava il disco verde solo in cambio di notevoli contropartite. Per decenni abbiamo avuto un sistema a parole parlamentare ma in realtà assembleare. Per decenni ci siamo tenuti sul gobbo una democrazia incompiuta. Con un grosso centro in permanenza al governo e due ali, alla destra e alla sinistra dello schieramento politico, all’opposizione in servizio permanente effettivo. Solo dal 1994 grazie al Mattarellum e a Berlusconi, senza la cui discesa in campo la sinistra avrebbe fatto cappotto, siamo un po’ più europei con due schieramenti che si contendono il potere. Il guaio è che il nostro bipolarismo è ancora allo stato nascente.
Montezemolo sembra consapevole di tutto ciò. Non a caso afferma che «tutti sentiamo il bisogno di un sistema e di un processo decisionale in linea con i tempi». E, aggiunge, l’appuntamento non è più rinviabile. Dopo di che, con un salto acrobatico, auspica una nuova Costituente per far ripartire il Paese. Come titola il Corriere della Sera. C’è da stropicciarsi gli occhi. Ma come, Montezemolo forse ignora che per la prima volta dopo una serie ininterrotta di tentativi falliti - dalla commissione Bozzi a quella De Mita-Iotti, fino a quella D’Alema - finalmente il Parlamento ha approvato secondo le procedure previste una riforma costituzionale che riscrive l'intera sua seconda parte, proprio quella, vedi caso, che concerne la forma di governo e la forma di Stato? È ben vero che essa a giugno verrà sottoposta a referendum confermativo. Ma è chiaro che se non passerà ci ritroveremo con la stessa Costituzione del 1948. Con l’aggravante di un rapporto Stato-regioni così squilibrato, dopo la riforma del titolo V voluto dal centrosinistra.
Una nuova Assemblea costituente? Ma non scherziamo. Si dovrebbe approvare prima una legge costituzionale ad hoc, poi una legge elettorale, quindi dovremmo aspettare che i nuovi Soloni estraggano il coniglio dal cilindro, infine il parto costituzionale dovrebbe essere sottoposto a un referendum confermativo. Dovremmo aspettare anni e anni. E poi, come conciliare i lavori dei due rami del Parlamento con quelli di una terza Camera? Insomma, nella migliore delle ipotesi arriveremmo al traguardo fuori tempo massimo. È questo bel risultato che Montezemolo auspica?
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