L’inutile show dei rifugiati a Palazzo Marino

Il presidio è finito in serata: gli immigrati sono andati in un centro di viale Fulvio Testi

Chiara Campo

L’ennesimo colpo di scena, in una storia che con i giorni è diventata sempre più surreale: quando la parola fine sembra ad un passo, si ritorna daccapo. Ieri pomeriggio per una cinquantina degli ex occupanti di via Lecco che dopo lo sgombero e il presidio in piazza Duomo erano stati trasferiti temporaneamente nella struttura comunale di via Pucci, era previsto il trasferimento nella sede di viale Fulvio Testi, gestita dalla Caritas. «Trasloco» subordinato alla firma di un documento che voleva dire sì al percorso di integrazione, ai corsi di italiano e all’avviamento al lavoro. Niente da fare: intorno alle 16 i rifugiati si sono rifiutati di salire sui bus dell’Atm e si sono incamminati in corteo verso Palazzo Marino, dove era stata organizzata da Prc e associazioni che difendono i rifugiati una protesta, in concomitanza con la discussione dell’intricata vicenda in consiglio comunale. «Vogliamo soluzioni per tutti», era scritto su uno striscione srotolato in piazza della Scala. «Vanno bene anche soluzioni in tempi diversi - spiega Graziella Carneri della Cgil, che con una piccola delegazione ha incontrato i capigruppo in consiglio per farsi portavoce della protesta dei rifugiati -, ma a patto che dietro ci sia la volontà di considerare una situazione unitaria e non ogni singolo caso». Il gruppo di via Pucci avrebbe detto no al trasferimento senza garanzie certe per gli altri ex occupanti ospitati dopo lo sgombero nelle strutture comunali di via Di Breme e via Anfossi. Pretesa che si è aggiunta a quelle che dall’inizio della vicenda hanno finito per esasperare gli animi: «È una serata di grande autocritica - ha affermato in aula l’assessore ai Servizi sociali Tiziana Maiolo, riepilogando la vicenda ai consiglieri -, e il primo errore del Comune è stato di essere troppo morbido. Ci siamo fidati di quelli che si dicevano loro rappresentanti ed erano capetti fannulloni, in Italia già da alcuni anni. Non volevano essere trattati come clochard e abbiamo allestito strutture apposta per loro, dotandole di tutto quanto ci avevano richiesto. Ma ad ogni concessione alzavano il tiro, con capricci veri e propri: la marca dello shampoo e della carta igienica non andava bene, la tv satellitare nemmeno perché non riceveva i canali a luci rosse. Il gruppo dei sudanesi che è scappato da viale Ortles per andare in Svizzera ha danneggiato i bagni, scritto sui muri, portato via una cinquantina di asciugamani, urinato sui materassi e sui muri. Ora basta: le porte di viale Fulvio Testi rimangono aperte fino alle 22 (di ieri, ndr.), la cena è pronta e il programma di integrazione anche per gli individui che lo vogliono. Gli altri diventano clochard».
I rifugiati che hanno ascoltato l’intervento della Maiolo seduti tra il pubblico accanto al candidato sindaco dell’Unione Dario Fo si sono sentiti offesi e hanno abbandonato l’aula. Il consiglio si è spaccato, in difesa o duramente contro l’assessore. «Un discorso provocatorio - ha sostenuto il capogruppo Ds Emanuele Fiano -. Quello che ci vuole è una cabina di regia per prevenire gli eccessi, da qualunque parte provengano». Per Andrea Fanzago della Margherita «è stato un errore non considerare i rifugiati come singoli fin dall’inizio, ma come gruppo. Certo, se il tono usato dalla Maiolo è stato questo anche nelle trattative con i rifugiati, si comprende la loro diffidenza». Laura Molteni della Lega ha sostenuto invece che «c’è stato un eccesso di buonismo nei confronti di queste persone», e il vicecapogruppo di Forza Italia Alberto Garocchio ha sottolineato che «questa emergenza non è nata in modo spontaneo, ma è stata organizzata, e temo che sia un gioco pericoloso che potrebbe ripetersi all’infinito». Per l’assessore alla Sicurezza Guido Manca i rifugiati «sono stati «ostaggio di persone che hanno ben altri fini che dare loro la necessaria assistenza». «Nessun atto di pietà dalla Maiolo - ha affermato in vece Dario Fo - solo disprezzo per i clochard, che Hitler bruciava nei campi di concentramento». Davanti a Palazzo Marino, il presidio dei rifugiati è proseguito fino alle 22 quando, finalmente, hanno accettato di trascorrere la notte in viale Fulvio Testi (in 41, mentre 5 donne sono state trasferte nella sede di viale Sammartini e due coppie in appartamenti predisposti in via Spallanzani 32). Il Comune, che ha rifiutato la richiesta di riaprire il centro di via Pucci, non ha fornito indicazioni sulle strutture di seconda accoglienza per gli immigrati che si trovano in via Di Breme e Anfossi, ma conta di trovare soluzioni per loro nelle prossime settimane.