L’invasione benedetta dall’Europa

L’inchiesta del Giornale sui campi abusivi dei nomadi e i dati elencati nella lettera del vicesindaco Riccardo De Corato sull’attività della polizia municipale che da qualche anno la città (le sue periferie e le aree dismesse) è diventata il teatro di una guerra silenziosa e costante. Che probabilmente siamo destinati a perdere, salvo un miracolo a Milano che è difficile mettere in conto. Dunque, negli ultimi tempi i vigili hanno operato in media uno sgombero ogni due giorni (652 interventi), ma i rom, o abusivi extracomunitari di altre etnie, con tenace determinazione, ogni volta, nel giro di qualche settimana, sono tornati a occupare la posizione. Una lotta impari, perché la combinazione dell’immigrazione clandestina e di quella fresa lecita dall’allargamento dell’Europa (vedi il caso della Romania) ha messo in movimento masse di persone inimmaginabili soltanto qualche anno fa. In questo caso giocano contro Milano la sua ricchezza, la sua vitalità, la sua straordinaria capacità di richiamo, che attirano sia chi cerca un lavoro sia chi cerca il malaffare.
Battaglia perduta, si diceva. Nel quotidiano confronto per imporre un minimo di legalità che renda possibile la vera solidarietà, i «ghisa» sono l’ultimo battaglione disponibile, che si sacrifica anche se non si vedono risultati concreti. Altri hanno mancato. Un potere centrale che non è riuscito (non è facile contrastare infiltrazioni e invasioni) a controllare in maniera efficace l’immigrazione e che spera sempre nel valore (dubbio) delle buone intenzioni e della demagogia. Ma anche un vertice europeo che ha peccato di velleitarismo. L’allargamento è importante, è un anticipo di futuro, ma forse ci sarebbero volute la prudenza e la gradualità, proprio per non sacrificare le città più vive, le città-calamita. Pare, talvolta, che i vertici dell’Ue facciano di tutto per rendere impopolare l’idea dell’Europa unita.