L’invasione del nudo manda in edicola l’effetto macelleria

Marcello D’Orta

Sentite questa. Un bambino di nove anni è sorpreso dalla mamma con giornali pornografici e un calendario sexy di qualche anno fa. Un balzo all’indietro, incredula, quindi, ripresasi, domanda da chi mai abbia avuto quel materiale, e il figlio le risponde che l’ha «comprato usato». Molla uno schiaffo di Anagni al pargolo, quindi va a rovistare nei cassetti della sua scrivania, e vi scopre altre riviste porno. Allora, quasi in preda al Ballo di San Vito, chiama al telefono un amico medico, e gli racconta tutto. Gli dice senza mezzi termini: «Mio figlio è normale?», e l’amico le risponde: «Tuo figlio fa benissimo a sfogliare quei giornali, se non lo facesse potrebbe diventare gay».
Questa storia mi è stata raccontata dalla viva voce della protagonista, la mamma del bambino precoce (diciamo così) e se non faccio nome e cognome del medico è per non compromettergli la carriera, e non finire nelle aule di un tribunale.
Io credo che sia ora di apportare qualche modifica al famoso «Giuramento» di Ippocrate, aggiungendovi qualche parolina del lessico moderno che, almeno in teoria, metta i futuri pazienti al riparo da irresponsabili diagnosi e conseguenti sconsiderate cure. Del tipo: «Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per tutti gli dèi e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che mi impegnerò a esercitare la mia professione di dottore in medicina senza dire spropositi, per il bene dei malati e delle loro famiglie».
Ma come! Per non diventare gay è opportuno sfogliare riviste pornografiche e strabuzzare gli occhi davanti a sederi, tette e vagine! Io, in tutta la mia vita di ammalato e di sano, una simile bestialità non l’ho mai sentita. Credetemi, per la salute pubblica, bisognerebbe mettere subito in quarantena questo signore.
Il barbaro assassinio di Maria Goretti fu compiuto da un giovane il cui padre aveva le pareti tappezzate di donne nude, e di quelle figure il figlio si «nutrì» per anni. Da questo non ne discende - evidentemente - che chi legge letteratura porno diventa un assassino (se sostenessi una simile tesi cadrei nello stesso errore del nostro medico); io sostengo solo che la crescita di un individuo, dal punto di vista sessuale e psicologico, non può passare per la morbosità, cioè dall’eccessivo, esagerato e a momenti patologico interesse per la nudità.
Oggi le edicole sono diventate delle macellerie. I calendari di donne nude pendono come quarti di bue, primo taglio di vitello, controgirello, lombata di maiale, cosciotto di agnello, e relative frattaglie. Le varie Bambola Ramona, Edelweiss, Mercedes Ambrus, Elena Santarelli (questo cognome stona un po' con la condotta del personaggio), Zsuzsanna Ripli, Eva Henger, Silvia Rocca, oltre alle casalinghe e le studentesse universitarie, mostrano le loro grazie manco a farlo apposta in un momento dell’anno in cui il profano dovrebbe cedere il passo al sacro, ma gli italiani alle 9,30 strizzano l’occhio alla parrocchia dove ascolteranno la messa, e alle 10,30 (a messa finita) lo strizzano all’edicola. Basti pensare che la sola Ferilli, nel 2000, ha venduto un milione di copie del suo calendario. Io poi mi domando: ma uno, calendari simili, dove li mette? Non ha vergogna a mostrarli? Se sono oggetto di onanismo (e penso proprio che per molti lo siano), andrebbero posti solo nel bagno, ma ho paura che facciano bella mostra di sé anche dietro scrivanie importanti. Di più: amici giornalai mi informano che a comprare questi calendari sono anche (sempre di più) le donne: mogli che li regalano ai mariti, fidanzate ai fidanzati, cornute ai cornuti e così via.
Sia ben chiaro che non me la prendo con gli edicolanti, molti dei quali «costretti» ad esibire tale merce, ma è un fatto che nei chioschi, oltre ai calendari, si vendono (e tantissimo) vhs e dvd pornografici, oltre a riviste oscene e magazine scandalistici.
L’edicola dei miei tempi era una specie di tempietto dove si vendevano soprattutto quotidiani e rotocalchi di sana e robusta costituzione mentale. Ora somigliano a quella gigantesca Tetta (quattromila di taglia) descritta da Woody Allen (Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere) la cui sola vista «seminava morte».
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