L’inventore di numeri

Inserirsi in una discussione fra due persone di solito non è educato, ma quando si sceglie una pubblica tribuna per i propri dialoghi implicitamente si assume il rischio che qualcuno alzi la mano ed intervenga. Mi permetto quindi di aggiungere un contributo allo scambio epistolare fra il Viceministro Visco e Michele Salvati che si è svolto sul Corriere. Lo faccio con un giorno di ritardo perché mi illudevo di poter leggere ieri sul quotidiano di via Solferino qualche adeguata risposta alle incredibili cifre sfoderate da Visco nella sua lettera. Invece niente, solo una piccola intervista ad Alemanno, peraltro presto indirizzata su altri temi.
In sostanza, con una sfacciataggine a cui va quanto meno riconosciuto il merito del coraggio, Visco riesce ad affermare che i governi di centrosinistra non hanno fatto altro che abbassare le tasse: ben 4,5 punti di Pil nel periodo 1996-2001 e che l'aumento del prelievo era dipeso quindi totalmente da recupero di base imponibile ed evasione. Non è la prima volta che ci occupiamo della libertà con cui l'inventore della tassa retroattiva rimesta nel passato, vuoi per prelevare denaro, vuoi per appropriarsi di meriti altrui, ma in questo caso si tratta di affermazioni a dir poco sbalorditive e ancora più incredibile è il dettaglio con cui Visco argomenta questo paradosso: scegliamo una voce a caso, meno 0.14 punti di Pil per «parziale restituzione dell'eurotassa».
Capite? Secondo la logica del Viceministro chi è stato scippato di mille euro, se il ladro ne restituisce cento deve ringraziare ed esultare; nei suoi conti non vi è traccia del prelievo: rimane solo la «parziale restituzione». Ancora più inquietante è poi il richiamo ai «meno 0.98 punti della finanziaria 2001». Ma come? Un ministro che stava per essere sfrattato negli ultimi mesi di permanenza sulle poltrone ha dato il via ad una disperata operazione di elargizioni elettorali lasciando un buco certificato dalla Ue di circa 2 (due!) punti percentuali nel rapporto deficit/Pil e ne mena pure vanto? Tali affermazioni risultano ancora più beffarde alla luce della situazione opposta che si verifica oggi nei nostri conti pubblici, dove ogni mese si scoprono nuovi aumenti di gettito grazie alle politiche del governo precedente.
Il centrodestra ha lasciato l'«appartamento Italia» in perfetto ordine, pulito e lasciando anche qualche banconota per il disturbo. Il centrosinistra è uscito buttando l'argenteria dalla finestra e scrivendo sui muri con lo spray... Certo, sono differenze di stile, ma sentire discorsi come quello di Visco fanno dubitare che l'essere corretti alla fine paghi. Adesso attendiamo di sapere come l'aumento delle tasse sui titoli di Stato già emessi (solennemente smentito da Prodi nei faccia a faccia elettorali) e fortemente voluto da Visco sarà giustificato, non come l'ennesimo balzello, ma come «lotta all'evasione». La fantasia al viceministro non manca, ma i confini della decenza nella testa (e nelle tasche) della gente sono ben chiari, e credo che la reazione degli italiani, di destra e di sinistra, alla finanziaria sarà più rumorosa del silenzio, ovattato e rispettoso, delle pagine del Corriere.