L’invenzione del marciapiede «che ride»

Chiara Ennas

È uscito quest’anno il terzo volume della raccolta di versi «Poesie del nuovo millennio», pubblicato dalla casa romana Aletti editore, e fra le poesie spunta anche quella di un giovane autore genovese. Mirko Risso, studente di Lettere moderne. Rispetto alla prefazione di Giuseppe Graziano, molto poetica, ma anche ardua da capire fino in fondo, è nettamente meglio sfogliare le pagine e far indugiare lo sguardo e la comprensione sui singoli componimenti. Fra di essi si nascondono brillanti invenzioni, come il marciapiede che «ride ai tacchetti delle signore», o il paragone fra la fragilità e «quei fiori bianchi / che si vedono d’estate, sui cigli della strada», le mani intrecciate a «segno sereno / del tempo che passa», oppure il «morire per sempre», che sovviene nel momento in cui non si riesce più ad avvertire la meraviglia del vivere. Non mancano, però, aspetti curiosi: c’è chi sceglie pseudonimi allarmanti come El calvario, che però si lancia in versi aerei e chi - per distrazione o volontariamente - si rifà al buon vecchio Montale, senza arrivare però alle sue altezze: «Felicità raggiunta, si cammina / per te sul fil di lama» scriveva in «Ossi di seppia» il poeta genovese, «Felicità raggiunta / in un istante ti ho perduto» verga invece l’aspirante poetessa. Qualcuno Alessandro Pettinelli invece sembra scegliere come musa ispiratrice il celebre componimento sul valore del sorriso, che non impoverisce chi lo dona e arricchisce chi lo riceve, e si butta su amare riflessioni su come invece il sorriso sia un dono prezioso, «così facile da donare / ma così difficile da ricevere». C’è chi decanta la spensieratezza dell’amore brasiliano, della sua carioca dalla pelle nera; e chi invece arriva alla conclusione che la mamma è sempre la mamma e in quanto tale è perfetta.
Poesie del nuovo millennio (vol.3), Aletti Editore, 2005, 176 pagine, 13 euro.