L’investitura impossibile di Montezemolo

Francesco Damato

La fantasia può aiutare qualche volta a capire meglio i lati oscuri della politica e persino a prevederne gli sviluppi. Ma può anche giocare brutti scherzi, come temo sia accaduto a Vittorio Feltri di recente, quando ha visto dietro un'assai presunta stanchezza o noia di Silvio Berlusconi la tentazione di avviare a favore di Luca Cordero di Montezemolo quella che uno specialista, anzi un maniaco di retroscena ha poi definito sul Corriere della Sera «la cerimonia per il passaggio delle consegne» alla guida elettorale del centrodestra.
Feltri non vede quindi nell'immaginario orizzonte berlusconiano il giovane presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, che pure ha lodevolmente smesso di piacere più all'opposizione che alla maggioranza e soffia sulle vele di «un grande partito dei moderati, interclassista ma anche di forte impronta riformatrice», capace - ha appena spiegato al Giornale - di dare «una risposta a quanti hanno seguito il cammino del centrodestra in questi anni, a quanti ci hanno sostenuto nella buona e nella cattiva sorte, anche a quanti oggi sono delusi». Si tratta dello stesso progetto indicato ai suoi alleati da Silvio Berlusconi, del quale Casini ha proposto un'accelerazione esortando a fare di quest'estate una stagione «di lavoro, non di piagnistei né di litigi» perché «è il momento delle api operaie, non delle cicale», e neppure dei profeti di altre sventure elettorali per la maggioranza. «Ogni partita - ha giustamente ricordato al nostro direttore - è sempre aperta: basta giocarla con determinazione».
Feltri non vede neppure Gianni Letta, del quale invece Marco Follini ha sussurrato recentemente il nome in un ristorante romano ad Eugenio Scalfari per indicare la soluzione alla quale Berlusconi penserebbe nel caso in cui sondaggi sfavorevoli al centrodestra gli consigliassero di fare un passo indietro. Letta - ha poi spiegato Alberto Statera sul supplemento finanziario di Repubblica dando credito alla cosa - è «l'unico vero concentrato di diplomazia manifestatosi con proverbiale understatement negli ultimi quattro anni di governo».
Il direttore di Libero non vede evidentemente all'orizzonte neppure l'ombra di Gianfranco Fini, che pure si è associato al progetto del partito dei moderati, dove finalmente i cosiddetti colonnelli di An, già ridimensionati in questi giorni con un improvviso rimescolamento interno, finirebbero di creargli problemi, o gliene potrebbero creare di meno, non importa se rilasciando interviste o mormorando maldicenze in qualche caffetteria romana a poca distanza dal registratore di un cronista. Non vede all'orizzonte neppure il «governatore» della Lombardia Roberto Formigoni, recentemente prenotatosi per improbabili primarie, se mai Berlusconi vi dovesse ricorrere per la sua successione politica.
No, Feltri vede all'orizzonte del centrodestra il presidente della Confindustria e della Fiat. E lo vede con una certa apprensione o delusione, mi è sembrato di capire. In questo caso però potrebbe rasserenarsi. Ritengo francamente difficile che possa venire offerta a Luca di Montezemolo la guida del centrodestra, e che egli la voglia accettare dopo essersi lasciato interpretare dall'opposizione in quest'ultimo anno come uno dei suoi punti di riferimento contro il governo. Non a caso da editore della Stampa egli ha appena nominato direttore Giulio Anselmi, del quale tutto si può dire ma non che sia un giornalista simpatizzante del centrodestra, per quanto insediandosi abbia promesso doveroso «equilibrio».