L’invito degli industriali: per lo sviluppo occorre più decisionismo

«Da Confindustria pieno sostegno al governo, se punta allo sviluppo». Con queste parole Giorgio Squinzi (nella foto), neopresidente degli industriali italiani, ha voluto rassicurare il premier Monti, sulla volontà della maggiore associazione di imprenditori del Paese, verso un atteggiamento più propositivo, che critico. Ciò non toglie, comunque, che chi opera sui mercati e ne conosce le impellenze è anche molto preoccupato. Sul nuovo numero di Dossier emerge uno spaccato degli umori della classe imprenditoriale italiana. «Gli imprenditori hanno fatto proprie le parole del presidente Squinzi - dice Golfarelli -. L’obiettivo deve essere lo sviluppo, non soltanto il rigore». Su Dossier, i «capitani d’industria» chiedono una maggiore intraprendenza alla classe dirigente italiana. «Il gap infrastrutturale è tra le cause principali della scarsa competitività del nostro Paese e della recessione in atto - sostiene Squinzi -. A minare una vera politica in tal senso, non sono le risorse ma l’impotenza decisionale».
La leva per il rilancio del mercato deve passare anche per l’Europa e non può contare solo sullo sforzo dell’Italia. A ribadirlo su Dossier è Alberto Quadro Curzio, presidente del consiglio scientifico del Cranec (Centro di ricerche in analisi economica) e docente emerito di Economia politica alla Cattolica di Milano. «Per un rilancio globale del mercato unico europeo - sostiene - ci vorrebbe un’azione comunitaria, perché l’intervento dei singoli Stati non basta. La via più rapida sarebbe un potenziamento della Banca europea degli Investimenti. Si dovrebbero aumentare, subito, capitale ed emissioni obbligazionarie - per finanziare investimenti europei - nonché l’operatività con la collaborazione rafforzata delle Casse depositi e prestiti, nazionali. Attenzione, però, alla cura del rigore di bilancio esasperata. Può portare a qualche altra pericolosa “crisi greca”».