L’ipertrofia dell’Ego di una radice quadrata di zero. Che è uno zero

La fama precoce: che guaio se arriva, improvvisa, per un ragazzo pur bravo ma solo ventiseienne. Hai voglia a gestirla, tenerla a bada, non cadere nell’ipertrofia dell’ego, tanto più se l’establishment cultural-editoriale ti coccola e ti mette in vetrina. Paolo Giordano ha scritto un libro che è piaciuto alla critica, che ha venduto centinaia di migliaia di copie, che ha vinto il premio Strega. L’altra sera, osannato ospite del Festivaletteratura di Mantova, il giovin scrittore-matematico ha parlato poco di matematica - riservandola alla recensione dell’ultimo libro di David Leavitt, appunto Il matematico indiano, uscita ieri sul Corriere della sera - e molto del suo essere-non-essere scrittore. Adesso, chi lo ferma più?
Sul palco insieme con Vincenzo Latronico, altro enfant prodige dell’ultima stagione narrativa, sciorinando citazioni e autori eletti, slalomeggiando sulle «distanze degli adolescenti», sottolineava la sua non appartenenza giovanile a gruppi, movimenti, ideologie. Non per scelta, ma così, «non mi veniva di schierarmi, ero avulso dalla realtà». Ad ascoltare, un pubblico adorante, quasi un migliaio di persone, molte donne, madri, professoresse universitarie. Arietta politicamente corretta, con abbondante riverbero di narcisismo. Del resto, come si fa? Ecco una madre: «Ho un figlio di diciannove anni e non gli ho mai consigliato di leggere i giornali come i vostri genitori a voi, quindi forse non diventerà mai scrittore. Però, siccome siete due ragazzi che piacciono alle mamme, se mi date il vostro cellulare lo posso girare a mia figlia...». Applausi, sorrisi, timidezze malcelate. Overdose di autocompiacimento, come quello fotografato dallo slogan sulla T-shirt di un ragazzo: «I love me» («love» reso col cuore rosso).
Si va avanti. Una professoressa sparge altre razioni di miele: «Sarebbe bello poter dire che siete stati miei alunni, ma non è così. Però vi chiedo lo stesso: quali consigli date a noi insegnanti?». Sorpresa anche sul palco. Ma lo scrittore-matematico che non ama schierarsi, che non si sente ancora scrittore e invece si dice avulso dalla realtà, risponde ugualmente, non per dire «non è il mio mestiere», oppure «ci sono fior di cervelli che si arrabattano sul destino della scuola in Italia, chiedete a loro»: no. Ma per dire: «Se potete, non fate indossare il grembiulino ai bambini»; e poi, dopo il primo applauso, per specificare meglio da che parte sta: «In questo momento, in questa scuola, i professori, gli insegnanti possono solo resistere, resistere, resistere».
Ecco qua: il numero primo Paolo Giordano si è schierato anche lui. Buon ultimo.